SalTo 30°, un piccolo resoconto

È finita per me la 30° edizione del Salone del Libro di Torino. È finito per me il quarto anno di presenza. È finita una delle esperienze che aspetto con più entusiasmo durante tutto l’anno.
Vorrei provare a tirare le somme ma sono ancora molto preso da tutto ciò che è accaduto in questi quattro lunghi, ma felici giorni.
Vorrei provarci, ma credo sia presto, certe cose si maturano col tempo, hanno bisogno di essere viste, comprese, da diverse angolazione per poter essere metabolizzate e interiorizzate. Posso dire con certezza che è stata l’edizione, almeno per me, certamente più bella e utile, sia dal punto di vista formativo, sia dal punto di vista emotivo.
Un salone così pieno, ricco, pulito e vivo non lo avevo mai visto. Un salone così felice, interessante, aperto e caldo non lo avevo mai vissuto. Un salone così regala ispirazione e fa venir voglia di pensare, ideare, progettare. Scrivere.
Quest’anno ho capito solo due cose: devo scrivere, il più possibile, nonostante lo faccia ogni giorno in diversi ambiti, non devo mai avere l’impressione sia abbastanza; devo leggere, di più, di più, di più, ogni tipo di libro, fumetto, giornale, messaggio, claim, slogan. Ma ancora di più devo leggere ciò che mi circonda: le persone, le cose, le situazioni, le realtà. E farne esperienza.
Bisogna uscire dal cerchio. Bisogna uscire da quel posto caldo in cui si sta bene. Bisogna uscire, farsi male, rischiare, vivere. E poi scrivere, per riviverlo.

Sento il bisogno di dire grazie a chi ha messo tanto impegno nell’organizzare questo Salone e specialmente Giuseppe Culicchia che, scrittore eroe della mia infanzia, continua innanzi ai miei occhi a lottare per il libro e il lettore. Sento il bisogno di dire grazie ai miei editori e a quelle persone che ancora oggi leggono qualcosa di mio, che sia un libro, un racconto, o una frase.
Sento il bisogno di dire grazie all’inchiostro che vorrei sostituisse il mio sangue. Sento il bisogno di dire grazie a chiunque, in un modo o nell’altro, mi ha dato il coraggio di proseguire in questo sogno.

Ma devo ringraziare chi mi ha ospitato in questi giorni, chi mi ha fatto vedere e vivere la Torino notturna, chi mi ha regalato tanti sorrisi e mi ha fatto stare bene nelle ore fuori dal salone. Grazie.

Al prossimo anno.
Al prossimo scritto.