Pillole: Morente

Dio,
Te lo dico, te lo confesso. Ora che sto morendo, non sento niente.
Mi sono allontanato dal villaggio, ho preso la strada verso il monte, quella nascosta che conoscevo solo io e che avevo mostrato a lei quando c’incontrammo la prima volta. Sono salito fino in cima, fino a dove non crescono più alberi e c’è solo la nuda roccia. Di fronte a me l’orizzonte, e il mondo ai miei piedi. Sono salito lì per esalare il mio ultimo respiro, per dire addio a questo mondo.
Dio. Te lo confesso. Non m’importa di morire, non m’interessa. Non sento niente, non provo dolore, non provo tristezza, non provo paura. L’aria qui è così buona, il vento così fresco. Non sudo più, non ansimo per la fatica. Respirare mi è facile. Dio. Te lo confesso. Lo dico a te che puoi ascoltarmi anche se non parlo, a te che posso vedere anche se i miei occhi sono ciechi, sentire anche se le orecchie sono sorde. Non ho paura. Ma soprattutto non ho rabbia verso coloro che mi hanno ridotto così. Non odio quegli stupidi esseri a due zampe, né le loro lance affilate o le loro frecce appuntite Non provo nulla nei loro confronti. Sapevo bene che come solitario, prima o poi avrei dovuto cedere al loro gruppo. Sapevo bene che sarebbe accaduto. Solo non credevo ora, non così presto, non adesso che l’avevo incontrata.
Dio, non ho rimpianti. Te lo confesso. Tranne uno. Mi manca solo una cosa. Lei.
Avrei dovuto morire al suo fianco, come aveva voluto. Avrei voluto andarmene poggiando la testa su di lei, sulla sua pelliccia rossa, ululando un’ultima volta al sole che tramonta. Avrei dovuto morire così come l’ho conosciuta, libero, insieme, felice.
Sarei morto salvo, sarei risorto puro, così come accadde la prima volta che vidi la sua lunga coda, i suoi occhi neri e i denti affilati come rasoi. Bellissima. Avrei dovuto morire al suo fianco, Dio, glie lo avevo promesso. Lei mi aveva fatto giurare che sarebbe finita così. Quella notte in cui i fuochi erano spenti e le luci in cielo illuminavano la foresta, quella notte in cui la luna si oscurò per qualche istante che ci sembrò eterno, aveva paura, tremava, credendo che il nostro mondo, la nostra vita appena iniziata fosse vicina alla fine, mi fece giurare che qualsiasi cosa fosse accaduta, saremmo morti insieme, leccandoci le ferite o le lacrime. Insieme.
Dio, ho peccato. Le avevo giurato sarebbe andata così, ma non ce l’ho fatta. Dio, sono un vigliacco. Non posso farmi vedere ridotto in questo stato da lei, non voglio che i suoi occhi osservino il mio lento svanire. Non voglio che il mio ultimo ricordo di lei sia fatto di lacrime e ululati di dolore. Non voglio.
Voglio andarmene qui. Dove ci siamo promessi. Da solo. Voglio andarmene qui, con lo stesso sole, con lo stesso ricordo. Voglio andarmene con il cuore pieno dei nostri ricordi e nient’altro.
Dio, perdonami. Tu, perdonami. Ma non ho forza di affrontare quest’ultimo dolore. Possono lacerarmi, sbudellarmi, ferirmi a more. Possono fare tutto ciò che vogliono di me, posso resistere a tutto. Ma non alla sua tristezza.
Perdonami, tu. Perdonami, Dio. Se mi rivolgo a te. Se ululo alla tua infinita essenza. Ma questo è il mio ultimo grido. Non sarà triste infine. Sarà carico di amore.
Voglio che le arrivi.

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