Recensione: Populous – Azulejos – per Music Coast To Coast

È la giungla la chiave di lettura, il movimento nascosto, il salto tribale, lo scatto, l’appostarsi, il rimanere bassi e il saltare in alto, di ramo in ramo, fino a vedere la luce. Ma la giungla non è qui un luogo fisico, non è la selvaggia natura, bensì una metafora interpretabile in mille modi. È la giungla della città, è la giungla dell’interiorità, è la calma, è la festa, è l’incontro e la solitudine. È principalmente, inevitabilmente, ritmo. La giungla è Populous e il suo disco Azulejos, che dopo Night Safari, album che lo ha consacrato come uno dei producer più interessanti a livello internazionale, conferma il grande livello compositivo e sonoro, la maestria e l’abilità di ideazione e creazione di Andrea Mangia.

Edito da La Tempesta dischi (in Italia) e per Wonderwheel Recordings (nel resto del mondo), Azulejos è un disco che si muove al limite tra due mondi culturalmente opposti e che pure hanno necessità d’incontrarsi: il ritmo sensuale della cumbia sudamericana e l’elettronica europea, ispiratrice di numerosi successi degli ultimi quindici anni. Populous prende il meglio delle due realtà, le fonde, le mescola, le amalgama, riuscendo a realizzare un prodotto di ottimo livello. Azulejos è l’incontro impensato di due identità in contrasto, storicamente, culturalmente, curiose una dell’altra che solo in pochi luoghi, centri fortunati, oasi di commistioni, trovano un punto di contatto. Il Portogallo, Lisbona, fanno parte di queste zone d’ombra-luce, in cui la notte e il giorno, il tramonto e l’alba si confondono, unendo gli opposti sottolineando la differenza che, seguendo le parole di Derrida, è la condizione necessaria per l’esistenza reciproca di due o più identità.

L’album, interamente composto a Lisbona, rappresenta l’ultimo viaggio sonoro intrapreso da Populous. Viaggio mentale, melodico, ma anche fisico, attraverso le principali zone della città portoghese: Alfama, poi Bairro Alto, Alcantara, Santa Catarina e infine Principe Real, accompagnato solo da una piccola tastiera MIDI, un microfono e il proprio laptop. Mixato da Jo Ferliga degli Aucan il disco vanta anche un featuring con Nina Miranda degli Smoke City, con Ela Minus, una ragazza colombiana che vive a New York, e di Riva.

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