Intervista – Her Skin – Per Music Coast To Coast

Ormai i generi sono fissati, le dinamiche si assomigliano, il marketing la fa da padrone, e le isole di diversità – non d’innovazione –  sono così poche da riuscire a ricordarle a memoria, premesso le si conosca. Scegliere di trasformare la poesia in musica, di interiorizzarla, elaborarla e tirarla fuori con una forma diversa è di certo un modo differente d’intraprendere il proprio percorso musicale, e per questo più complesso. Ma la complessità non è ostacolo tale da impedire alla sensibilità, al piacere, e alla bellezza di esprimersi e diffondersi, se pur lentamente erodendo la montagna, come il mare, che caparbio nei secoli compie il suo lavoro di distruzione, di creazione, di modellamento.

Her Skin, Sara Ammendolia, una cantautrice giovanissima e di tutto rispetto, armata di chitarra, ukulele ed una voce capace di rievocare vecchi ricordi, creduti persi. Una voce che modella e dà forma al passato, all’interiorità, che si palesa, visibile, nei peli dritti sulle braccia, sulla pancia, nei brividi lungo la schiena.

Al telefono la sua voce è un eco distante della sua musica. La nostra chiacchierata per la rubrica sui giovani emergenti con talento inizia.

– Chi è Her Skin? Da dove viene?

Her Skin è una cantautrice modenese. Di giorno però si chiama Sara e lavora in un call center.

 – Qual è stato il tuo approccio con la musica? C’è qualche storia particolare dietro al tuo inizio?

In realtà ho iniziato a suonare perché mio padre suona la chitarra e mi ha cresciuta a “pane e Oasis”, come mi piace dire.

– Ah peccato, io preferisco i Blur.

In effetti gli Oasis non piacciono a nessuno e mi vergogno un po’ a nominarli. Ma il mio amore per la musica è nato lì. Comunque non c’è nessuna storia particolare dietro al mio inizio, lui non mi ha proprio insegnato a suonare, perché non vive con me, ma guardandolo suonare ho voluto imitarlo

– Invece, qual è stato il tuo primo strumento, oltre la voce? Suoni sia l’ukulele che la chitarra.

Ho iniziato su un ukulele che mia madre mi regalò per un compleanno, uno di quelli da 20 euro, piccolissimo. Continuavo a suonarlo giorno e notte fino a che mio padre non mi ha donato una chitarra e mi ha dato qualche indicazione, qualche primissima lezione per sgranchire le mani. Ho studiato pianoforte per un po’, per un paio di anni, ma non sono mai riuscita a scrivere nulla con il pianoforte. Gli strumenti a corde mi sono sempre stati più congeniali. Ho provato a fare lezione di canto, per qualche mese, avevo un’insegnante molto severa. Diceva che secondo lei avrei dovuto lavorare prima sulla mia personalità perché, evidentemente, ero troppo timida.

L’articolo continua su Music Coast To Coast

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