Intervista Diodato – per Music Coast To Coast

Chi è Diodato? Un cantautore italiano che ha avuto il suo piccolo boom grazie a Sanremo 2014, ma che ha saputo non appoggiarsi sugli allori e lavorare su se stesso in modo molto serio. Dopo tre anni “Cosa siamo diventati” è il suo ultimo disco, un lavoro di autoanalisi profondo e di grande impegno. Abbiamo raggiunto Diodato per alcune domande sul suo lavoro.

– Fin da uomo fragile, il tuo disco “Cosa siamo diventati” riserva parecchie sorprese, a partire dalle sue dinamiche fino ai testi. Un bell’inizio per un album di inediti così tanto atteso. Come mai una produzione così tanto lunga?

La produzione è stata lunga perché in questi anni sono stato molto impegnato in diversi progetti, e soprattutto nel vivere diverse esperienze. Per raccontare qualcosa devi prima averla vissuta. Sono stato impegnato a vivere delle esperienze da raccontare, inoltre, dopo averle vissute volevo allontanarmi un po’ da esse per essere più obiettivo possibile e non volevo avere la veemenza di chi racconta subito             qualcosa. Volevo essere lucido e maturo per raccontare gli ultimi anni vissuti.

– Ti sei allontanato anche dal mondo artistico?

No, so che da fuori si può percepire questo, ma non sono stato mai fermo. Sono stato molto tempo in studio, ho collaborato con Silvestri e Boosta, sono stato impegnato con diversi artisti e con le date del vecchio tour. Quindi posso dire di non essermi sono mai staccato dalla musica.

– Una domanda devo farla: si parla tanto di talenti scoppiati dopo i Talent (non è il tuo caso) che non reggono tour e simili, nemmeno dopo Sanremo. Cosa ti ha portato l’esperienza sanremese? Come si gestisce un tour?

Guarda il discorso Sanremo è complesso. Dopo quella particolare esibizione, ai concerti veniva gente che prima non mi conosceva, la vetrina è servita a molto. Sono nato poco prima del festival a livello sia artistico, sia di produzione discografica. Ho visto un cambiamento leggero ma incisivo, perché il crescendo veniva già pian piano da qualche anno. L’aiuto c’è, è vero, ma l’esperienza di Sanremo è differente per una nuova porposta e per un big. La TV è un mezzo importante per raggiungere persone che non ti conoscono anche se il messaggio che cerchi di diffondere può essere travisato più facilmente. Non sempre la tv cambia qualcosa, non bisogna aspettarsi che lo schermo cambi la nostra vita. Certo, l’attenzione c’è ma non bisogna illudersi: si raggiungono molte persone ma ci vuole qualità e ci vuole tempo per farsi capire più che per farsi conoscere. In questo periodo si creano situazioni in cui persone anche molto famose non hanno riscontro discografico e live perché non hanno uno storico e non hanno detto ancora nulla di sè. Personalmente ho vissuto il tutto (Sanremo) senza troppi cambiamenti, so che devo fare il mio percorso e la mia musica senza pensare obbligatoriamente a quei canali lì.

L’articolo continua su Music Coast To Coast

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