Tre anni di Un’Ucronìa

Tre anni fa uscì questa roba qui.
Tre anni fa fu pubblicato Un’Ucronìa. Quindi tre anni fa feci l’ingresso nel mondo della pubblicazione e dell’editoria. Ufficialmente, credo si possa dire, in quello della scrittura.
Ero uno stupido. Uno stupido che sognava.
Da quel giorno sono cambiate molte cose: ho preso decisioni importanti e compreso dinamiche fondamentali.
Ho deciso di vivere di scrittura, non di essere necessariamente uno scrittore, ma di far sì che ogni giorno, almeno una volta al giorno, per un motivo o per un altro possa scrivere. Dopo tre anni posso dire di farlo, ogni giorno. Che sia un articolo di giornale, o un appunto, che sia un post, o una pagina di un nuovo racconto o romanzo.
Ho compreso che non si diventa scrittori soltanto pubblicando e che il mondo dell’editoria e della pubblicazione è complesso. Lo ripeto oramai da tre anni, e nonostante ciò voglio entrarci comunque, non solo come autore, ma come addetto ai lavori. Ce la sto mettendo tutta per farlo, nonostante i sacrifici, nonostante i bisogni diversi. Nonostante le mancanze, e il continuo dover fare i conti con la serietà che un impegno tale comporta, e che spesso distrugge i miei rapporti personali.
Fortunatamente ho almeno una persona che mi appoggia. Di questo ringrazio.
Tre anni fa non sapevo cosa volevo fare della mia vita, ma grazie anche a questo libro mi sono dato degli obiettivi. Cerco di mantenerli.
Ho continuato a scrivere. Lo faccio tutt’ora.
Da quel primo aprile, che sembrava uno scherzo, di tre anni fa, sono cambiate tante cose.
Lo ammetto, credevo, a 21 anni, di diventar, non dico famoso, ma conosciuto, un più o meno noto autore. Comprendetemi: l’entusiasmo, l’ingenuità, anche l’arroganza, portano a credere tante cose. Lo ammetto, mi aspettavo di più da questo libro, forse mi aspettavo di più da me. Ma posso dire con orgoglio di aver compreso abbastanza in fretta come andavano le cose e di aver fatto qualche passo indietro, guadagnandone magari in umiltà. Non so se sia riuscito a capire ciò abbastanza in fretta da non lasciarmi corrompere. In ogni caso sono felice di essermi ridimensionato.
Una cosa molto importante l’ho compresa quest’anno, dopo circa due anni di tentativi, di lotte per rimanere a galla (sì, perché in questo mondo bisogna rimanere a galla per farcela, almeno così dicono).
Ho compreso che devo distruggere quei limiti imposti dalla mia stupidità.
Ho capito che non devono esserci motivi per scrivere. Ho capito, scusate la durezza delle mie parole, che non deve importarmi davvero niente dei numeri, delle “regole”, del buon costume, del piacere, del fare o non fare ciò che il resto desidera. Ho capito che non devono esserci motivi per fare ciò che si desidera. Sia che voglia condividere un pensiero su un social, sia che voglia scrivere un racconto. Non ci sono regole.
Ho capito che non me ne frega niente, e ripeto, niente, di dover stringere rapporti con quelli che contano, di dover inventare sotterfugi per poter aumentare la mia “fan base”, di dover stare sul pezzo e di dover scrivere quello che gli altri desiderano. Quelli che fino ad ora hanno deciso di leggere anche una sola delle mie parole, li ringrazio come fratelli, e li curo come figli.
Ho capito che l’unica cosa che conta davvero, la sola, è fare ciò che si desidera, quando lo si desidera, come lo si desidera, e fanculo al resto.
In fondo, Un’Ucronìa è nato così. Da solo. Senza regole.
Se la cosa funzionerà, andrà da sé. Seguirà le sue regole. Non quelle imposte.
Quindi, auguri a te.
Auguri a me.
Auguri a chi fino ad ora, ha sprecato anche solo dieci secondi per leggermi. Vi ringrazio.
Oggi è il nostro anniversario.

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4 thoughts on “Tre anni di Un’Ucronìa

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