Intervista ad Alaveda – Per Music Coast To Coast

“Daniele” – il vero nome di Alaveda – “Riusciamo ad organizzare quest’intervista?”
“Sé, sei tu che mi devi dire data e ora”
“Facciamo domani, ci vediamo dopo le 19:00″
“Fuori al Cinema Maestoso”

È andata più o meno così, forse ho romanzato troppo. Io e Alaveda – Daniele Bucossi – ci rincorrevamo da due settimane per vederci e poter fare quest’intervista a cui tenevo molto. Scopro che abita ad una fermata di distanza da casa mia, a Roma. Decidiamo di vederci e andiamo a mangiare e bere qualcosa insieme, una di quelle pizze romane nemmeno troppo male, e un paio di birre, il modo migliore per parlare di musica, di scrittura, ma soprattutto di tanto altro.

Io e Daniele non ci conoscevamo di persona, ho recensito il suo disco di esordio quando uscì, mi colpì in modo particolare. Ne scrissi bene e lui volle regalarmi la copia fisica del disco.

Da allora, di tanto in tanto ci siamo sentiti tramite chat, fino a quando finalmente abbiamo approfittato di questa intervista (fatta per la rubrica sui nomi esordienti da tenere sotto controllo) per poterci stringere la mano.

Non c’è stato nemmeno un attimo di vuoto, non un secondo di silenzio, né un sentore di freddezza. Daniele è di quelle persone che sanno metterti subito a tuo agio, che ti parlano senza peli sulla lingua e ti parlano di tutto, in modo libero. Questa è stata la mia impressione, o forse sono stato solo fortunato. In ogni caso l’empatia, diversamente dalla simpatia, è un valore da apprezzare.

Ci siamo seduti, e abbiamo iniziato la nostra chiacchierata.

 – Alaveda, dice Rockit: “Cantautore da Cameretta”. Come è andato il primo disco?

Devo dire che è andato discretamente bene, non posso lamentarmi, ma non lo avrei fatto comunque. Sinceramente mi aspettavo meno riscontro sia da parte del pubblico sia da parte della critica, ma mi son dovuto ricredere. Anzi, ti dirò: il riscontro della critica è stato anche più apprezzato.

– Segno che c’è qualità in ciò che hai fatto.

Sì, può darsi. Il pubblico ha apprezzato il mio lavoro, ma le mie canzoni suonano un po’ cupe, questo devo dirlo, non è proprio la musica che ascolti e balli in una giornata di sole. La qualità l’hanno intravista gli addetti ai lavori. Dei recensori, però, forse nemmeno tu, nessuno ha colto i riferimenti musicali del disco. La cosa mi ha lasciato perplesso.

L’intervista continua su Music Coast To Coast

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