Animali

Abbiamo iniziato guardandoci negli occhi, sfere vitree contro sfere vitree, immobili, perse, e al centro enormi pupille nere, profonde come cosmi, scure come abissi. Ci siamo guardati restando immobili, dritti sulle nostre zampe di animali, tesi proprio come se avvertissimo la sensazione che qualcosa stesse per accadere.
Ci siamo connessi a distanza con gli occhi, ma non poteva bastare. Abbiamo mosso i primi passi, le gambe irrequiete, camminando carponi, leggeri, senza far rumore per permettere alle nostre orecchie appuntite di ascoltare i battiti dei rispettivi cuori, per sentire il sangue pompare sempre più velocemente nel muscolo, fino al limite, fino a rischiare di farlo esplodere.
Ci siamo avvicinati a fino a pochi millimetri, tanto che i nostri musi potevano quasi toccarsi e i nostri nasi umidi respiravano l’aria dell’altro; ci siamo fissati ancora nel cristallo delle nostre sfere nude, sincere, aperte, per un solo secondo, un istante ancora, prima che il pelo si drizzasse e che il corpo perdesse ogni controllo.
Ci siamo annusati, a lungo, ammaliati dall’odore, attratti dal profumo che, lentamente, ripercorrendo le narici entrava in circolo nel sangue e sfiorava i nervi inviando un semplice messaggio al nostro cervello animale: ci siamo! Ci siamo conosciuti, attraverso l’odore, ci siamo scelti, attraverso il naso cui non si può mai mentire, ma ancora non bastava.
Ci siamo toccati con le teste, poggiandole sul collo dell’altro, incrociandole come se fossero un cerchio perfetto che sarebbe stato un peccato separare. Un vero crimine. Ci siamo toccati ed è stato come essere colpiti da una scossa così forte, tanto intensa da non riuscire a trattenere un gemito di dolore, un latrato graffiante.
Ci siamo separati, perché il tempo era giunto ed era arrivato il momento di provare il gusto, di assaggiarci e firmare quel patto che avevamo iniziato a scrivere quando abbiamo incrociato per la prima volta gli sguardi. Ci siamo stretti, e abbiamo provato il sapore dell’altro attraverso l’abbraccio delle lingue, attraverso le papille, attraverso la saliva e il sangue senza separarci, senza stancarci, attendendo che il passaggio d’informazioni che avevamo iniziato finisse col termine dell’atto stesso. Abbiamo atteso che il pelo si rilassasse, che il cuore battesse più piano, che le zampe smettessero di tremare, che gli occhi finissero di perdersi negli specchi scuri dell’altro, che l’odore smettesse di drogarci il cervello.

Ci siamo conosciuti, così come fanno gli animali, attraverso i sensi, istintivamente. Probabilmente perché era l’unico modo possibile, o forse perché credevamo fosse giusto così. Ci siamo conosciuti in questo modo per comprenderci e per lasciare all’inconscio il compito di decidere per noi, naturalmente, senza programmi.

Ci siamo conosciuti così per capire se potevamo sceglierci.
Ci siamo conosciuti così perché in questo modo cominciano le connessione tra persone, così si intrecciano le vite: attraverso i sensi, gli occhi, le orecchie, il naso, la pelle, la lingua.

Ci siamo conosciuti e ci siamo scelti. Ci siamo scelti per condividere, fino a quando saremo in grado di ripeterlo, il rituale di questo patto. Ci siamo scelti e non importa altro.

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