La strada è sempre buona

Camminare è la prima forma di autocoscienza. Si sceglie una strada, una meta, i bivi e i sentieri, a nostra discrezione giusti, da intraprendere. Si misurano i passi, letteralmente si contano, e si misura la fatica. Si regola il respiro. Piano. Piano.

Si cammina in tanti modi, velocemente o con calma, in salita o in discesa, guardando avanti verso l’obiettivo oppure indietro verso la strada già percorsa. Si cammina verso luoghi nuovi, sconosciuti, mettendo i piedi su centimetri di terra inesplorata perché mai sfiorata prima dall’uomo (anche in città ci sono millimetri vergini). Si cammina verso luoghi cari, noti, simboli, ricchi di significato. Si cammina per un motivo preciso o perché non se ne hanno. Si cammina da soli, in silenzio o cantando, lo si fa in compagnia, in silenzio o cantando. Il cammino, la strada, è la perfetta metafora dell’esistenza.
Camminavo tanto un po’ di tempo fa, con obiettivi precisi: scoprire attraverso la strada me stesso, l’altro, e ciò che mi circondava. Ho smesso.
Ma alcuni mesi fa, preso dallo sconforto e dalla rabbia per via di una grande, umana, delusione, scesi di casa e iniziai a camminare. Mossi i passi, sotto il sole cocente, senza una meta, con la sola voglia di capirmi un po’ di più. Camminai per ore e ore, con vestiti e scarpe poco adatte, prima sull’asfalto e poi sulla terra, in salita. Quando capì dove stavo andando tutto mi fu chiaro: in alto, verso uno dei luoghi simbolicamente a me più cari. Dove per la prima volta mi ero sentito grande, responsabile, uomo. Avevo camminato per sei ore e fatto più di 25 km. Arrivato alla meta inconscia, stremato, pensai ma non compresi nulla. Il posto era uguale a come lo ricordavo in passato. Non aveva altro da dirmi, da darmi. Era stato tutto inutile.
A un tratto vidi mio padre venirmi incontro. Non era preoccupato, sorrideva. Sapeva mi avrebbe trovato lì. Mi disse che le persone come noi si legano a posti ben precisi e li amano cercando sempre un consiglio, qualcosa di nuovo. Parlammo. Piangemmo. Ridemmo. Mi compresi. Mi accettai. Crebbi.
Quel posto ancora una volta mi aveva dato qualcosa. La strada era stata buona a portarmi lì.
La strada è sempre buona.

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