Demon’s Daughter Volume 2: Into The Void, un lavoro a più mani

Difficilmente il mondo del fumetto autoprodotto riesce ad ottenere una vasta visibilità, specialmente in Italia, dove si sa il pubblico – e gli addetti ai lavori – non eccelle per curiosità e desiderio di scoperta. Intanto, nel sottobosco dell’universo comics, del graphic novel e dell’illustrazione, esistono realtà interessanti che hanno molto da comunicare. Labadessa, per citarne uno – campano tra l’altro -, grazie al web è riuscito a raggiungere un pubblico vastissimo che si rispecchia nelle sue vignette, e a catturare l’attenzione di diverse case editrici tra cui la Shockdom, che si è accaparrata i diritti di pubblicazione del suo primo volume.

In questo stesso panorama, due anni fa Claudio Avella, classe ’84, pubblicò un albo contenente poco più di 45 pagine intitolato Demon’s Daughter. L’autore, conosciuto maggiormente negli USA che in Italia, grazie alle numerose collaborazioni con le case editrici Aspen, con cui ha pubblicato l’intera saga di Fathom blue, e Zenescope, è un talentuoso disegnatore campano facente parte del collettivo indipendente Artsteady. Demon’s Daughter (volume 1), pubblicato nel 2014 è stato il suo primo lavoro autoprodotto che lo ha visto impegnato sia nell’ideazione della sceneggiatura e del soggetto, sia nella realizzazione dei disegni.

La trama di Demon’s Daughter è molto lineare: in un mondo in cui gli Dei credono di essere individui superiori, incuranti degli uomini, e disgustati dai demoni, che vivono mescolandosi tra le persone comuni, la vita di Jane, scorre normale, identica a quella di qualunque essere umano. Eppure la protagonista è qualcosa di più, un essere per metà umano e per metà demone, figlia del potente Astaroth. La narrazione si accende nel momento in cui, nel giorno del suo sedicesimo compleanno, Jane è costretta a sottoporsi al rituale di maturità dettato dal mondo demoniaco; in cambio dei suoi poteri sarà costretta a pagare un caro prezzo: una vita umana. Compiuto l’insano gesto, Jane perde quasi del tutto la propria umanità ritrovandosi costretta ad affrontare un mondo, e un destino, che non ha chiesto lei e che prima le sembrava irreale ed impossibile.

dd03-quaanoUn lavoro sui generis a metà tra il comedy e il dark ,con una notevole vena splatter, che sembra guardare più all’America che al panorama italiano. Notevole la mano di Avella, che pur mantenendo un proprio, personale, stile, cura molto la perfezione anatomica delle forme e delle figure. L’autore denota sicurezza sia nella realizzazione dei ritratti in primo piano o a figura intera, sia nelle scene di azione. A differenza del disegno, la sceneggiatura si presenta abbastanza prevedibile, ma non per questo priva di inaspettati colpi di scena. I presupposti sono molto buoni e il volume si presenta godibile grazie, soprattutto, alla volontà di Avella di voler indagare in modo profondo la psiche di Jane e la condizione d’impotenza che l’umanità vive nei confronti di esseri superiori, metafora della vita stessa.

Dopo circa due anni, l’autore annuncia la realizzazione e la conseguente pubblicazione – sempre autoprodotta – di Demon’s Daughter 2: Into The Void, pubblicato in occasione del Lucca Comics 2016.

I fatti si svolgono dopo due anni dal primo episodio. La giovane Jane, alle prese con sensi di colpa insoluti, i problemi quotidiani della sua amica e compagna di avventure Connie ed un nuovo terribile nemico che minaccia l’esistenza dell’intero creato, deve fare i conti con la progressiva crescita dei proprio poteri demoniaci. Costretta a trovare in sé stessa le risorse per prendere in mano la propria vita ed affrontare una situazione ai limiti dell’apocalisse.

Demon’s Daughter 2 ha una veste totalmente nuova rispetto al primo volume, basta notare l’importanza del nome che ha realizdd07-ceregattizato la copertina del secondo numero: Otto Schmidt. A lavorare all’albo non è più solo la mano di Avella, ma una grande mole di artisti è stata coinvolta nella realizzazione di questo progetto, tra cui: Pasquale Qualano, Giuseppe Cafaro, Greta Xella e Ludovica Ceregatti. Le tavole che compongono Demon’s Daughter 2: Into The Void, risultano essere dei veri e propri tributi di vari artisti al lavoro di Avella, alcuni apprezzabili e altri decisamente un po’ meno. L’effetto è di certo interessante e l’intenzione astuta, ma il continuo cambio di stili, alla lunga, rischia di confondere il lettore che pur trovandosi innanzi, per certi versi un prodotto unico nel suo genere avrebbe preferito la mano sicuro e conosciuta di Avella. L’ideatore si avvale di un aiuto anche per quanto riguarda la sceneggiatura, approfittando degli scritti di Giovanni Di Meglio. Il cambio di stile, dunque, si avverte anche dal punto di vista narrativo, perdendo colpi. La storia sembra scorrere con maggior velocità, contaminata da un’ironia estranea al primo volume. Demon’s Daughter perde, in parte, la sua vena dark e ne “guadagna” sul lato comedy e splatter. Anche l’aspetto introspettivo, risulta essere meno curato rispetto al precedente volume, ma la storia scorre comunque in maniera apprezzabile, riuscendo a dare un degno continuo a lavoro iniziato due anni fa e al suo grande potenziale. Chi avrà tra le mani Demon’s Daughter 2: Into The Void, specialmente se già seguace delle vicende di Jane, potrebbe storcere un po’ il naso di fronte alla novità, ma di certo, ad uno sguardo più attento potrà apprezzare l’unicità di un prodotto simile dal punto di vista artistico.

Un lavoro che racchiude in sé molte mani – alcune davvero encomiabili – realizzato grazie ad un gioco di squadra che nonostante tutto ha una sua profonda coerenza, guidato da un’idea riadattata e resa originale dalla prima all’ultima pagina, destinato, forse, a continuare in un terzo volume.

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