Il foglio bianco e il punto nero.

A volte c’è bisogno di una pausa.

Capita che diventi necessario fermarsi per qualche istante, prendersi un momento per sé, riflettere in silenzio.

Certe volte devi fermarti, immobile, e fissare a lungo il foglio bianco innanzi a te. Devi fronteggiarlo, con energia, con forza, concentrandoti in un punto con tutte le tue forze. Devi sfinirlo fino a quando, esausto, non ti darà il permesso di ferirlo con la penna e di riempire il suo corpo immacolato, d’inchiostro nero, simile a sangue.

Sarà libido, sarà estasi. Lo sentirai urlare dopo aver tanto combattuto, gemere sotto il peso variabile che la tua mano imprime nello stilo, o nella piuma, intenta a graffiarlo e a lacerarlo. Da quel dolore, simile ad un parto, vedrai nascere i tuoi figli. Parole inizialmente sgrammaticate e prive di senso, frasi sconnesse, indipendenti, desiderose di fuggire, rantolanti, che a poco a poco vedrai legarsi tra loro e, maturando, acquisire consapevolezza. Esistono. Finalmente esistono, respirano, parlano.

Ti commuoverai scoprendoti capace di creare, di dar vita, dopo un lungo silenzio, ad interi periodi: storie ed intrecci tenuti da troppo tempo sepolti dentro di te. Cadranno lacrime che laveranno le sbavature o ne creeranno altre, arricchendo il frutto del tuo inconscio con emozioni e sentimenti sopiti. Piangerai di gioia nel vedere le lettere irrobustirsi e darsi la mano tra loro a formar sentenze e proposizioni. Sarai felice di esserti liberato del grumo nerastro, irrequieto e indistinto, che tenevi dentro. Ti sembrerà incredibile essere riuscito a districarlo, avergli dato forma, senso. Sarai soddisfatto.

Prima, però, c’è bisogno di una pausa, di un eterno momento di attesa. Non è possibile prendere in mano lo strumento e pretendere di tirare i fili affinché la materia nera si sciolga, costretta e obbligata. Necessita di una casa, di un ospite, di un ambiente che le permetta di respirare. Non avere fretta. Fissa il foglio. Lascia che il suo candore, il suo colore luminoso ti riempia, che ti assorba per intero. Lascia ti spaventi e ti terrorizzi. Permettile, almeno per un secondo, di soffocarti. Assapora lo sgomento e la mancanza d’aria. Dalle il permesso di ridurti a brandelli, di ucciderti, di lascarti credere che mai potrai usarlo per liberarti dei tuoi demoni e dei tuoi angeli, delle tue contraddizioni, dei tuoi sogni. Concedile non la vittoria, ma l’impressione della stessa. Arriva al punto in cui, abbandonata ogni speranza, il nulla e l’abbandono ti sembreranno l’unica strada, l’unica soluzione. Ecco. Giungi a quell’attimo a metà tra il reale e il fantastico, immobile ed eterno, e a quel punto fai appello a tutte le tue forze, alle tue ambizioni, ai tuoi desideri. Ecco. Ribalta l’esito. Dal vuoto, trova l’energia per ricominciare, libero da ogni catena, da ogni obbligo, mentre lo scempio nel tuo stomaco sembra averti divorato. Ricomincia.

È l’ispirazione. Viene dal foglio bianco. Basta un punto per iniziare. Quando cominci, riempilo con cura e godi della vittoria. Abbraccia i tuoi figli. Piangi della loro vita, lacrima per il tuo traguardo.

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5 thoughts on “Il foglio bianco e il punto nero.

  1. Mi piace tantissimo come scrivi, io vorrei tanto ma non sono così brava. In questo momento poi faccio fatica anche solo ad ordinare le idee… una gran confusione!! Complimenti le emozioni escono dalle parole e prendono quasi vita..

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