Per scrivere bisogna essere sinceri

Emanuele Severino, parlando dello scrittore Hemingway diceva:

“Hemingway concepiva la sincerità come il supremo comandamento morale. Anche e innanzitutto nella scrittura, che non deve nascondere quello che l’uomo prova veramente.”

Lessi questa frase circa otto anni fa, avevo solo quindici anni, ed era il periodo in cui cercavo di convincere me stesso che la strada della scrittura sarebbe diventata la mia strada; era il periodo in cui sentivo scorrere in me il desidero, la volontà di diventare immortale grazie alle parole, alle mie parole. Cercavo, come ogni essere umano alle prese per la prima volta con un lavoro creativo (che sia la musica, o l’artigianato), maestri da seguire, ispirazione e spunti da cui trarre formazione. Trovai Hemingway. Ora non vorrei rimanere qui a soffermarmi sulle mie radici, culturali, le mie letture, le mie conoscenze, nel vano e inutile tentativo di dar spessore ad una pagina ancora troppo bianca, ancora priva di una profonda consapevolezza prima che esperienza: lungi da me. Desidero invece soffermarmi sulla parola sincerità, questa parola, quattro sillabe espresse dal Maestro, legate indissolubilmente alla scrittura.

Per scrivere bisogna essere sinceri. Ecco il nome che ho voluto dare a questo post che vado ad inserire in questo piccolo spazio che credo, almeno fino ad ora, abbia visto solo sincerità. Dico fino ad ora per un motivo ben preciso: la sincerità non resta sempre accanto se non siamo pronti ad accoglierla nella sua pienezza, ed io sento di esser stato corrotto. Per questo scrivo ora, per pormi qualche domanda.

Perché si scrive? Per soldi? Fama? Successo?
Si scrive perché si ha voglia di esprimere, di esprimersi, di mettere su carta a nudo quel milione di sensazioni che non si possono contenere dentro al petto, nell’animo, nel cuore. Perché si scrive? Perché un solo mondo non basta e non ne basterebbero due o tre o quattro, ce ne vogliono migliaia, perché una sola vita non basta. Chi scrive ha nell’animo un’infinità di emozioni, di esperienze non vissute, di sogni che non possono rimanere fermi, rinchiusi in un angolo del proprio essere, a marcire. Chi scrive lo fa principalmente per se stesso, lo fa con sincerità, con trasporto, con forza.

Questo è un discorso sincero. Nulla di più.
Può risultare banale, è vero. Semplicistico. Bene, analizziamolo più a fondo.

Per scrivere c’è bisogno di tre cose: costanza, fantasia e capacità. La prima e l’ultima si acquistano col tempo, con l’esperienza, mentre la seconda bisogna possederla fin dal principio: essa proviene dalla sensibilità, dalla nostra capacità di vedere, osservare, sentire e ascoltare più profondamente l’animo umano, il nostro io, e ciò che ci circonda. Chi scrive non può mai essere indifferente al dolore, come alla gioia, non può guardare con sufficienza alle infinite sfumature del reale e soprattutto non può corrompere la sua visione, modificandola e plasmandola secondo l’immagine che il mercato, e le falsità che comporta, desidera.

Chi scrive deve essere sincero.

Ma non sempre è facile. Non lo è quasi mai.

Si comincia a scrivere con sincerità, in modo spontaneo, con naturalezza, e poi? Se la scrittura non resta fine a se stessa, rinchiusa nei cassetti o nei quaderni segreti, se la scrittura diventa pubblica, allora bisogna fare i conti con i mostri, con i giganti dell’editoria, con gli altri scrittori, con il pubblico, e tenere tutto questo a mente porta inevitabilmente a modificare il proprio operato. L’ansia assale la mano mentre pigia i tasti, o mentre fa scorrere il pennino sul foglio. Le domande:

“E se non andasse?”
“E se non piacesse?”
“Cosa penseranno di me?”
“Tutto ciò ha valore?”

La realtà, quando s’intrufola nella creatività diventa il suo peggior nemico. Distrugge ogni cosa con il dubbio, con la paura.

La sincerità è il comandamento morale superiore, credo ancora in queste parole. Eppure mi sento corrotto e disarmato quando l’editoria fa da ostacolo invece di aiutare, quando gli scrittori si utilizzano tra loro unicamente per avere una visualizzazione in più, quando non c’è confronto culturale, stilistico o più semplicemente d’idee, quando il pubblico è piatto e non desidera leggere per evadere o pensare ma solo per moda o per intrattenersi allo stesso modo che guardando un qualsiasi programma televisivo di basso livello. Mi sento corrotto e disarmato quando la scrittura non ha più niente a che fare con la letteratura, i valori, le opinioni, ma diventa una moda, un accozzaglia barbara di frasi fatte, sentite e risentite capaci di divenire catalizzatori di masse. Senza spessore.

Mi sento corrotto e disarmato a tal punto che la paura cresce. Cresce.
Cresce così tanto che mi lascio andare e sento di desiderare solo storie banali, solo scritture facili. Ma per fortuna o per maledizione la penna si ferma, le dita si bloccano e il foglio resta bianco.

Non cederò.

Ricordo il pensiero di Hemingway e vado avanti.
Ci provo. Magari non ora, magari non qui. Ma accadrà di poter riempire nuovamente il foglio con sincerità.

Se non accadrà abbandonerò ogni cosa.

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8 thoughts on “Per scrivere bisogna essere sinceri

  1. Molto vero. La spontaneità, la verità , prima o poi si confrontano con la voglia di piacere e di avere successo. Bisogna resistere! Adesso questo ricordo mi fa sorridere… devi sapere che, fin da bambina ho dovuto confrontarmi con la “forza” del mercato. Allora i fruitori delle mie poesie erano i soli membri della mia famiglia. Mia madre, il mio editor, 😉 faceva pressione perché tutto quello che scrivevo trovasse un lieto fine, prima che copiassi le mie operine in bella! A malincuore, ubbidivo, perché mi veniva detto che i bambini non devono essere tristi.

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  2. Scrivendo il post sei stato sincero, perché hai toccato tanti punti comuni a molti artisti. Io mi ricordo ancora, dopo quasi vent’anni un’intervista a Thom Yorke dove raccontava la paura che gli pervase dopo aver finito d’incidere il capolavoro OK Computer. Il timore di essere frainteso, non accettato criticato quando con l’arte mettiamo a nudo la nostra anima esiste!

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      1. E’ un giornale del 1997, sono passati tantissimi anni da allora… anche tu fan dei Radiohead, benissimo 🙂

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