Ricoperta di merda

-A cosa stai pensando caro?

Lei mi fa questa domanda mentre sono affacciato al balcone di casa nostra. Davanti a me il mare e in lontananza le coste di quel paese che anni fa ho abbandonato per venire qui. Il vento soffia leggero e muove i miei pochi capelli bianchi, quelli che sono rimasti.
Io non rispondo, sospiro, e lei continua a parlare.

-Ancora guardi verso casa? Ci pensi spesso, vero?

Continuo a non risponderle, sono stanco, scocciato, e non vedo per quale motivo dovrei riprendere questo discorso. L’ho affrontato così tante volte che mi viene il vomito solo a pensarci.

Questa volta non sospiro, sbuffo nervoso, e mi allontano dalla ringhiera del balcone. Entro dentro, almeno così, forse, mi lascerà in pace. Che seccatura a volte mia moglie, la amo, ma vent’anni fa quando sono arrivato qui era tutta un’altra storia. Ora quasi non la riconosco. Così invecchiata, la bellezza di un tempo è sparita, ma vale lo stesso anche per me: non sono più il giovane di un tempo che prese quella nave in cerca di successo e futuro al di fuori della mia nazione. Scaccio questo pensiero dalla testa: sto mentendo.
Lei mi vede entrare e osserva silenziosa mentre mi muovo lentamente verso la mia poltrona, quella accanto al camino, il mio posto. Mi segue. Lentamente, come me.

-Hai l’aria davvero stanca, non dovresti fare questi pensieri, ti fanno male. Perché mai continui a crucciarti e a colpevolizzarti? Sono passati tanti anni.

Il suo accento straniero: non mi ci sono mai abituato. Mi ricorda ogni volta, ogni santissima e maledetta volta, che non sono davvero a casa mia. Specialmente quando dice ovvietà simili. Lo so che sono passati tanti anni, e proprio per questo non ne voglio parlare, non voglio pensarci. Volevo soltanto dare un’occhiata fuori e immaginare, solo per un istante, se non avessi preso quella nave, se non mi fossi imbarcato tanti anni fa. Se non l’avessi fatto, la mia casa, il mio paese, sarebbe ancora lì. Ma non voglio parlarne: sono vecchio, avrò il diritto, sacrosanto diritto, di crogiolarmi nei miei se, nei miei ma? Diamine.

Se tu, cara mogliettina mia, continui a parlarmene e a dirmi che non devo fare questo e non devo fare quello allora mi deprimo sul serio, anzi, altro che depressione, m’incazzo a dismisura. Se ho lo sguardo teso è perché vorrei che la smettessi con queste domande. Ovviamente tutto ciò lo penso e non lo dico, o meglio spero che le arrivi al cervello in qualche modo, perché guai a pronunciarlo ad alta voce, mi farebbe a pezzettini, prima con la sua eccessiva emotività e poi urlandomi contro con tutta la rabbia non appena, commosso dal suo finto timore, io abbassassi la guardia. Meglio stare zitto e sperare che la smetta da sola.

Invece no, si avvicina, mi prende il volto tra le mani e continua a rincarare la dose.

-Non devi pensarci, non potevi fare nulla per evitarlo.

Eh no, qui m’incazzo seriamente. Ma che cosa diamine ne può sapere lei? Se c’è una cosa che mi fa imbestialire è quando, al riguardo di questa faccenda, mi si dice “non potevi farci nulla”. E’ una bugia, una maledetta bugia. Io ero l’unico che poteva salvare la situazione. Io ero l’idraulico, dannazione, l’unico che poteva salvare l’Italia dalla merda. Letteralmente parlando. Sento il sangue ribollirmi nelle vene, la testa mi pulsa e sono quasi sicuro di star cambiando colore, divento rosso: rosso sangue, rosso rabbia. Devo respirare o qui va a finire molto male, e il dottore ha detto che non posso permettermi altri scatti d’ira. Respiro, conto fino a dieci. Uno. Due. Tre. Ce la posso fare. Sei. Sette. Chiudi gli occhi. Nove. Dieci. Ci riesco.

-Mia cara.
Meglio usare un tono pacato.
-Mia cara, posso sopportare che tu insista nello scoprire cosa mi preoccupa, posso sopportare anche il fatto che tu non riesca a comprendere che io voglia solo riflettere in silenzio sul passato, ogni tanto mi sembra pur lecito, ma non posso sopportare che tu dica una sciocchezza del genere. Io ero l’unico, il solo, che poteva salvare l’Italia da quella situazione disastrosa. Ero l’unico, maledizione.

Lei mi guarda e nonostante abbia usato un tono calmo, ma deciso, noto che il suo labbro inferiore trema e, proprio come detto in precedenza, sta per mettere in atto la sua trappola. Alzo gli occhi verso l’alto, eccola che comincia.

-Eh no caro mio, ora stai a sentire me. Sono stanca. Ogni giorno ti affacci al balcone e guardi verso il mare, te ne stai almeno un’ora a fissarlo e hai sempre quello sguardo malinconico negli occhi, come se qui, insieme a me, ti mancasse qualcosa. Lo noto sai, ci pensi e ci ripensi. Ti arrovelli su ciò che avresti potuto fare e su ciò che non hai fatto, ti riempi di se e di ma, e intanto non risolvi nulla, anzi distruggi solo la tua mente, il tuo corpo, che già decade, e infine distruggi me che ti osservo da dietro le porte del balcone chiedendomi se possa fare qualcosa per te. Sono stanca io. Non potevi fare nulla e lo sai. Che avresti potuto fare? Sei andato via prima che accadesse tutto ciò, per poter trovare lavoro, un futuro diverso, migliore, che la tua patria non ti offriva, e ce l’hai fatta. Hai trovato me e i figli che abbiamo avuto. Allora perché? Perché continui a farti del male?

Mi stupisce. Mi aspettavo tutt’altro discorso e invece mia moglie, senza prendere fiato, mi ha mostrato qualcosa di nuovo: la preoccupazione che diventa rabbia a causa dell’impotenza. Povera donna, devo esser stato davvero terribile negli ultimi tempi. Forse se sapesse capirebbe, forse dovrei dirle la verità, in questo modo comprenderebbe perché mi sento, ancor tutt’oggi, in questo stato. E sia, sarò sincero.

-Amore mio, per prima cosa perdonami, non volevo che tu dovessi sopportare tutto ciò. Mi dispiace davvero, credimi, ma ora ascoltami: ti ho mentito. Sì, è così, per tutto questo tempo, per tanti anni ti ho mentito sul mio passato, ed è per questo motivo che non riesci a capirmi, che non puoi dare spiegazione al mio modo di fare. Perdonami mia cara. No, ti prego, non fare quella faccia, non essere sconvolta, ora rimedierò al mio errore, dammi solo l’occasione di spiegare.

Il suo volto è allibito, si tiene forte al tavolo come per non cadere. E’ normale. La notizia l’avrà sicuramente colpita duramente. Meglio che inizi a parlare senza indugiare oltre.

-Devi sapere che trent’anni fa, quando venni qui, in Italia c’era già il presagio di ciò che sarebbe accaduto di lì ad un anno. Tutti sapevano, ma com’è abitudine del mio popolo, nessuno fece nulla, anzi, fecero finta di non vedere. Era il 2025 quando tutto accadde, e venivamo da un’epoca in cui Renzi era riuscito a governare per tre volte di fila, nessuno seppe mai come fece: alle elezioni era sempre sfavorito ma alla fine trionfava sempre, di certo doveva essere a conoscenza di qualcosa che noi ignoravamo. La Padania, o meglio il principato di Padania, si era separato definitivamente dall’Italia. In senso letterale.
Erano riusciti, attraverso cariche di dinamite piazzate a grandi profondità e alle conseguenti esplosioni, a staccarsi fisicamente dall’Italia, diventando un’isola e dandosi un proprio statuto. Una cosa ai limiti della fantascienza, ma nessuno si stupì: la loro politica era già surreale. Solo che per via dell’esplosione e delle correnti marine furono spediti verso le coste dell’Albania. Ironia della sorte.
In ogni caso, in quegli anni il problema più grande era ben altro: eravamo usciti dalla crisi, o almeno così ci dicevano i giornali e la propaganda, ma altri disordini e altre tensioni erano alle porte. Non c’era lavoro. O meglio ci sarebbe stato se…
Ma andiamo per ordine.
La crisi economica fece sì che moltissimi giovani cercassero fortuna all’estero, non trovandone nel loro paese. Ad un certo punto, quando gli Europei stessi chiusero le barriere agli altri Europei, anche questa possibilità svanì, ma non del tutto. I paesi oltre oceano, e anche alcuni dell’UE, accettavano ancora migranti, ma solo se laureati e specializzati. Avevano bisogno di professionisti, poiché, negli anni, i loro erano morti d’insoddisfazione: volevano tutti, nessuno escluso, utilizzare il proprio cervello per far del bene al mondo, ma i loro Stati non glie lo permisero.
In quel tempo, dunque, sapendo questa cosa, tutti, ma proprio tutti si iscrissero all’Università o ai corsi di specializzazione: il “pezzo di carta” divenne il tesoro più ambito per chiunque volesse fuggire da questo paese. Bastava un minimo di tre anni, un breve tempo di sofferenza e sopportazione, per poi poter finalmente realizzare il proprio sogno e andar via dallo Stivale. Le Università erano piene, e anche quelle on-line erano in esubero. Molti, tra quelli che evidentemente non erano capaci di studiare si iscrissero a Scienze delle Comunicazioni, a Sociologia e addirittura a Giurisprudenza, non che fossero facoltà più semplici, ma laurearsi lì in un modo o nell’altro era possibile. Tutti quanti erano laureandi, e chi non lo era, o lo era stato o voleva diventarlo.
Accadde che nel 2023 oramai non c’erano più artigiani, agricoltori, tecnici pratici, elettricisti e non c’erano più idraulici. Nessuno voleva più fare questi lavori poiché nessuno più voleva restare qui in Italia, tutti cercavano di finire i propri esami per poi partire: non importava come, se in nave o in aereo, l’importante era andare via.
Restai solo io. Sì, esatto. Io ero l’unico idraulico rimasto in tutta Italia nell’anno 2023. Addirittura fui intervistato al TG nazionale, il titolo del servizio era: “L’ultimo sturacessi”. Se ci penso ora un po’ mi ferisce, ma allora mi sentivo come se fossi l’ultimo uomo sulla terra e il destino del globo dipendesse da me. Mi sentivo onorato. Ero diventato ricco, essendo io l’unico in grado di fare quel lavoro non avevo concorrenza e venivo chiamato in tutta Italia per aggiustare tubature, riparare WC e altre cose di questo genere. Andai avanti per circa due anni, fino al 2025, poi, stanco, stressato, e sfinito dal troppo lavoro non ce la feci più. Fuggì. M’imbarcai clandestinamente su di un gommone insieme ad alcuni immigrati provenienti dalla Siria che fuggivano dal suolo italiano in cui erano giunti meno di dieci anni fa. Loro hanno naso per queste cose, sapevano che stavano per accadere eventi terribili, e anticipando i tempi fuggivano preferendo tornare nel loro paese. Io arrivai qui, dove sono ora e conobbi te.
In ogni caso, nel giro di un anno la situazione in Italia divenne tragica. Cosa accadde? La distruzione arrivò dal basso. La gente, com’è normale, continuò ad andare in bagno e ad espletare i propri bisogni, ma oltre 40 milioni di water, senza nemmeno un idraulico possono essere peggio di una bomba atomica. Lentamente, uno dopo l’altro, i bagni iniziarono a rompersi: chi sgorgava, chi non scaricava più, chi aveva le tubature rotte. Insomma un macello. Per farla breve, l’Italia si riempì letteralmente di merda. Non c’era nessuno che poteva aggiustare i Water e chi ci provava faceva solo peggio. La merda fuoriusciva oramai dai vasi e iniziò a riempire le case e poi le strade. Gli italiani, mentre cercavano di dare Matematica II o Filosofia teorica, venivano inondati dalla merda. Accadde di conseguenza che le malattie si diffusero rapidissime, fino a trasformarsi in vere e proprie pestilenze. I morti erano numerosissimi e stando a ciò che dicevano i giornali la puzza era tremenda. L’intervento dell’Esercito non servì a nulla e la situazione peggiorò così velocemente che mentre l’UE, l’ONU, e tutti gli altri enti mondiali decidevano di inviare squadre di idraulici a risolvere il problema la popolazione Italiana era già dimezzata e la situazione oramai era irrecuperabile. Gli idraulici non arrivarono in tempo perché le frontiere, come ho detto prima, erano chiuse, e per aprirle, seppur in caso di emergenza, ci vollero settimane; nessuno sapeva riparare i bagni e chi avrebbe dovuto prendere decisioni fondamentali per la salvezza della nazione o era morto o era fuggito via, lontano, infischiandosene di tutto e di tutti.
Così, in pochissimo tempo l’Italia divenne la più grande discarica a cielo aperto del mondo: un’intera nazione ricoperta dalla merda. La popolazione era decimata, la razza italica quasi del tutto estinta, il paese in rovina al punto che nessun italiano rimasto lì, appestato e malandato, poteva sognare di superare i confini imposti dagli altri. E tutto perché? Perché nessuno sapeva più come aggiustare un cesso rotto. Tutto perché ognuno era troppo impegnato a diventare un professionista laureato o un’artista affermato abbandonando totalmente l’idea di praticare un lavoro come l’idraulico. Tutto perché non esisteva più la figura dell’artigiano. Ma non fu il solo motivo. La colpa fu anche delle infinite promesse di benessere che la nostra politica ci andava facendo oramai da anni; la colpa fu nostra che permettemmo a quei pezzi di sterco, siamo in tema, di rimanere al potere; la colpa fu delle barriere chiuse che non ci salvarono, dell’Europa, del Mondo che ci lasciò alla deriva. La colpa fu mia, che me ne andai di nascosto e abbandonai il mio paese, io che ero la sua unica salvezza.

Mia moglie piange ora, la vedo mentre le scendono copiose lacrime dalle guance e mi accorgo che anch’io sto piangendo. Lei mi abbraccia e poi mi dice:

-Amore mio, non potevi saperlo, non è colpa tua. Mica non volevi lavorare, è che non ce la facevi più, volevi andar via, eri stanco, triste, stressato, esaurito. Non devi sentirti in colpa, oramai sono passati tanti anni. Non è colpa tua, non sei stato pigro o fannullone, hai resistito finché hai potuto.

Le asciugo le lacrime e le sussurro all’orecchio:

-Ti ho mentito ancora, amor mio. Io non ero stanco, io ero ricco. Ero oramai diventato ricco, così tanto che non sapevo cosa farmene di tutti quei soldi. Ma tu questo lo sai già, viviamo nel lusso da anni. Lavorando da solo come idraulico per un intero anno in tutta Italia ero diventato ricchissimo e non appena ho messo via abbastanza soldi da non dover mai più sturare un cesso ho fatto i bagagli e sono andato via. Non ero stanco, ero solo ricco. Non ho mai voluto lavorare in realtà. Dopotutto sono italiano.

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8 thoughts on “Ricoperta di merda

  1. Bello … tranne i tre turni di Renzi … Purtroppo gli artigiani sono destinati a scomparire, la riduzione del costo del lavoro riduce, come per tutti, la loro possibilità di sopravvivenza. E … senza idraulici … saremo nella merda 😀 .
    Buona giornata.

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