L’informazione culturale è morta

Non esiste più l’informazione culturale.
Non esiste più per due motivi fondamentali che, se analizzati in modo serio e approfondito, portano alla comprensione di un fenomeno quanto mai spaventoso e triste. Il primo motivo proviene da una riflessione espressa da Nicola Lagioia: “Non esistono più figure culturali capaci di andare controtendenza, di dire la propria anche se in contrasto con la linea editoriale, politica e sociale, delle “piattaforme” dove tali intellettuali esprimono le proprie opinioni”. In tale modo si crea una sorta di omologazione dilagante e un movimento di accondiscendenza che cresce esponenzialmente in rapporto alle parole vane e ripetitive che gli addetti alla cultura divulgano con leggerezza. Il secondo motivo proviene da una riflessione di Piero Dorfles: “Il problema dell’informazione culturale sta nel fatto che i fruitori dell’informazione cercano la stessa unicamente nella rete, e ancora, cercano unicamente ciò che già conoscono, di conseguenza non ricevono mai una vera informazione”. In tale modo muore la curiosità, la stimolazione alla scoperta, la crescita personale e l’apertura mentale.
Non esiste più l’informazione culturale.
Esiste l’informazione superficiale e la cultura muta.

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9 thoughts on “L’informazione culturale è morta

  1. Sarebbe il caso che gli “intellettuali”, o comunque chi ancora crede di poter giudicare o influenzare la cultura, tenti di studiare la rete, i suoi meccanismi per impostare quel percorso di comunicazione, non solo culturale, che ritiene scomparso.
    Lungi da me qualsiasi intento polemico, ma sentire sempre individui intellettualmente ipmortanti che denunciano mancanze e perdite culturali o di altro, ma che non si preoccupano di comprendere le evoluzioni della realtà umana, mi mette malinconia.
    Sono un artigiano, che ha studiato e si tiene aggiornato sulla sua situazione lavorativa, compreso l’aspetto politico.economico; ma cerco anche di utilizzare le nuove tecnologie per comunicare ad altri ii miei pensieri. Mi sembra che molti si crogiolino sul passato e si limitino a rimpiangerlo.
    Scusa l’intrusione …
    Buona giornata

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    1. “Intrusione” ben accetta, il dialogo è fondamentale. Personalmente non sono un intellettuale, ma coloro che dicono di esserlo al giorno d’oggi vivono anche di rete. Il problema probabilmente è altro: non si riesce a scindere bene quali siano i limiti della rete e quali siano i limiti senza di essa. L’informazione svanisce per motivi differenti dalla non istruzione alla rete, ma perché la rete stessa offre solo un aspetto dell’informazione che troppo spesso risulta essere superficiale.

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      1. Infatti, pochissimi pensano che sia o si possa studiare nelle sue “interferenze” o connessioni con il reale; mentre comprendere le interazioni è il compito principale per chi voglia comunicare qualcosa; pena il predicare al deserto.
        Buona giornata.

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  2. La rete è solo un altro mezzo per comunicare. Puoi trovare errori e informazioni errate, ma lo puoi fare anche con articoli e saggi, la differenza sta nel sapere rintracciare le fonti e capire quali sono valide, cosa che non tutti fanno.

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      1. Per quel che mi riguarda è la stessa cosa. Se non hai curiosità, non valuterai mai la correttezza o meno di un informazione, solo andando a fondo si scoprono più cose. Esempio stupidissimo: vado su Wikipedia a controllare l’informazione che mi serve, trovo un approfondimento che mi interessa ma che non è trattato adeguatamente sul sito. Posso o andare in fondo a controllare le fonti e quindi vedere se l’argomento è trattato meglio (e quindi valutare anche la correttezza e l’affidabilità della fonte stessa), o fregarmene e adattarmi a quel poco che ho scoperto o ricontrollato. Ovviamente è applicabile a qualunque cosa: un saggio (bibliografia in fondo), un’intervista (ricercare altre interviste), articolo di giornale (informarmi su una legge o vedere come altri giornalisti hanno trattato lo stesso fenomeno)… Andare a leggere un articolo culturale, ma incorretto, è forse peggio di non andare a leggerlo affatto. visto che sono convinta che sia la “verità”, quando non lo è. Se a una persona interessa, magari poi ci farà un articolo con le informazioni ricevute in più. È un circolo vizioso.

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  3. L’ha ribloggato su EVAPORATA®e ha commentato:
    Confermo e sottoscrivo. Lo sto provando sulla mia pelle col mio ultimo libro che è anche il primo non autopubblicato, ma edito con una nuova piccola casa editrice: paradossalmente la stessa promuove e distribuisce quelli già rodati come i ricettari, le storie locali e i libri per bambini, mentre i miei racconti surreali rivolti a un pubblico di nicchia perché all’avanguardia rispetto alla produzione commerciale a cui il pubblico è abituato, sono messi in disparte e venduti solo nella libreria di proprietà della casa editrice. Mi sono chiesta più volte per quale motivo abbiano scelto di pubblicarmi, probabilmente avevano bisogno di “far catalogo”.

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  4. Se l’informazione di oggi è costituita oltre che di immagini anche di PAROLE è necessario scrivere bene ed anche LEGGERE. A leggere gli articoli dei quotidiani di cento anni fa circa, paragonati agli odierni, quelli sono LETTERATURA nonostante la scolarità media dei lettori dell’epoca, e questi ultimi sembrano scritti da epilettici colpiti da sincope digiunì di grammatica a partire dagli stessi titoli e sottotitoli. Ma a chi viene voglia di leggerli? Non ci si può appassionare così. grazie

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