Salone internazionale del libro 2016

Questa sera vi aggiorno.
Sono in viaggio verso Torino, direzione Salone internazionale del libro. Sarà il terzo anno per me lì. La prima volta vi partecipai dopo la pubblicazione di Un’Ucronìa, un mese dopo ero immerso in quel mondo che odora di carta, nella libreria temporanea più grande d’Italia, tra una miriade di scrittori, lettori, editori ed addetti ai lavori. Un mese dopo avevo capita quanto piccolo fossi e quanto grande fu la mia presunzione nei confronti di quel mondo di cui non conoscevo nulla. Ne uscì con una sensazione fredda sulla pelle, d’impotenza, quasi di terrore: non ero preparato, non lo ero mai stato.

La seconda volta fu diverso, ero più preparato e predisposto ad apprendere, ad ascoltare, ad assorbire. Fu un’esperienza completa, formativa. Ero sempre piccolo, ma adesso dal basso della mia statura di scrittore iniziavo a guardare con curiosità il mondo intorno a me, osavo esser critico, osavo ricercare e non dare per scontato nulla. La seconda volta ero pronto a ricevere ogni insegnamento che le parole, gli sguardi, i movimenti e i libri potevano darmi. Ne uscì con la voglia di continuare, di mettercela tutta, e di far di tutto questo il mio mestiere, il mio futuro, il mio sogno, la mia vita.

La terza volta, questa, sono consapevole di ciò che faccio. Non sono arrivato, non mi sono alzato a terra, ma ho sollevato lo sguardo e mi sono messo in posizione, le ginocchia piegate, una sospesa e una rasente il terreno, le mani aperte, il corpo teso, pronto a scattare in avanti. La terza volta, questa, sono pronto a cominciare a correre. Prima strisciavo in panchina, ed ora, almeno sono sulla linea d’inizio.

Da Un’Ucronìa sono cresciuto: ho conosciuto persone, ho stretto rapporti, ho parlato con le persone. Ho scritto parecchio, negli ambiti più disparati, le cose più disparate, ho partecipato a premi, perdendo, vincendo, partecipando. Ho scritto racconti, storie, ho gettato via file, ho stracciato fogli, ho rimosso parole. Ho aperto questo luogo, seguito da tanti, creando rapporti che vorrei curare con più dedizione, vi ringrazio tutti, sempre. Ho scritto saggi, recensioni, opinioni, ho presentato autori, letto poesie: ho fatto tutto ciò che era in mio potere fare per crescere. Sento di poter partire ora.

Vado a Torino, in questo luogo significativo per me, perché mi ha aperto gli occhi su un mondo straniero, con uno spirito nuovo, bianco, pulito, come una tavola di legno mai toccata dagli attrezzi dell’incisore. Vado lì a promuovere Un’Ucronìa, vado lì a stringere amicizie, contatti, vado lì a presentare la mia realtà giornalistica ed editoriale, Terre di Campania, vado lì a firmare il mio secondo contratto editoriale. Vado lì pronto a cominciare.

E per questo ringrazio tante persone, che sarebbe inutile nominare ora uno ad uno. Basterà ringraziarne una sola: mia nonna, per avermi insegnato a stringere tra le mani una penna. Grazie.

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