Intervista a Bobo Rondelli per Music Coast To Coast

Bobo Rondelli, cantautore Livornese, è uno dei pilastri della musica italiana e del cantautorato nello specifico. Un artista completo con un’umanità e una profondità fuori dal comune che si rivela meglio nel suo empatico e profondo modo d’interpretar canzoni, poesia e arte. Di ultima uscita il suo album Tributo al fu Pier Ciampi, livornese come Bobo, realizzato in modo magistrale con la voglia di dar lustro ad un autore di grande spessore purtroppo scomparso.

Noi di Music Coast To Coast, dopo la recensione, abbiamo deciso di bissare con due chiacchiere dirette al musicista.

– Bobo Rondelli, artista a tutto tondo, da cantante ad attore, e performer, come fa a far convivere tutto ciò?

Non mi ritengo tanto un artista, a volte per me è già tanto essere un bravo artigiano. Sono una persona che ha cominciato a suonare la chitarra per caso e avendo delle cose da dire, e volendole dire, mi son ritrovato, quasi per caso, a fare ciò che faccio oggi. Non ho nessun titolo da artista, a differenza di Pier Ciampi, lui lo era.

 – Bobo Rondelli canta Pier Ciampi, qual è il tuo rapporto con l’artista?

Per prima cosa veniamo dalla stessa città, quindi c’è un certo legame, poi la mia è una passione di vecchia data, quella per le sue canzoni.

– Come mai l’idea di un album tributo in un tempo in cui l’industria discografica a stento riesce a vendere dischi con materiale inedito?

Avevo voglia di far conoscere Pier Ciampi alla gente, ma prima ancora avevo voglia di cantarlo dal vivo, l’etichetta ha insistito per un disco a cui non sono così legato, in maniera fisica, a me basta poter cantare le parole di P.C. , anche se ancora ora c’è un certo pudore ad interpretarlo. Il disco è più che altro un tramite per far arrivare le sue canzoni a più persone possibile.

 – Quali sono i sentimenti più difficili da interpretare nel cantare un artista completo come il Livornese?

Ci sono emozioni che sento mie e che appartenevano a lui, queste sono di certo le più difficili. Anche io sono separato come lui, anch’io sento quel senso si solitudine e di abbandono che viene con gli anni e che accomuna un po’ tutte le persone della mia età. Questi sentimenti sono stati i più difficili da interpretare, ma ad un certo punto, nella vita, si comprende che non si deve dar conto a nessuno se non a se stessi e che il fallimento non è altro che uno stato di grazia che ci permette di raggiungere una certa purezza. A volte si pensa che chi emoziona sia fortunato, ma è più una malattia che altro. Per esempio Ciampi letto da uno psicologo risulterebbe un Bipolare alcolizzato, anche se era un uomo molto spirituale, cantava gli ultimi essendo ultimo. Forse è stato l’unico blues man italiano.

L’intervista continua su Music Coast To Coast

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