Recensione: Una somma di piccole cose, Niccolò Fabi – per MCTC

La vita non è altro che una somma di piccole cose. Questo ci dice Niccolò Fabi nel suo nuovo disco, in nove delicate tracce che confermano il percorso intrapreso dall’artista con il precedente disco Ecco.

Edito per Universal, Niccolò Fabi, dopo quattro anni, prendendosi tutto il tempo necessario (dedicato anche ad altri progetti), regala al suo affezionato pubblico un prodotto di pregio, impegnato, ma addolcito da un vena “ordinaria” che permette al lavoro di non risultare pretenzioso e stucchevole.

Il disco è stato ideato e scritto in circa due mesi in una casa in campagna nei pressi di Campagnano, vicino Roma, in cui Niccolò ha vissuto da solo, un po’ come un eremita in ritiro spirituale. Il prodotto fuoriuscito da questa fase di “meditazione” ci dona brani come Ha perso la città, un grido quasi soffocato, una confessione di fallimento interpretata in modo ironico e leggero e, subito dopo, Facciamo Finta, traccia in crescendo di leggera ispirazione Bon Iveriana, quasi a ricordare By This River e il suo stesso senso di tristezza, forte, violento, deciso. La stessa matrice musicale, proveniente da Ben Howard, Bon Iver e Sufjan Stevens, la si ritrova quasi ovunque nel disco, ma in particolar modo in Una Mano Sugli Occhi, probabilmente l’apice di Una Somma Di Piccole Cose.

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