Little boxes

Dal 1932, questa canzone, di Malvina Reynolds, parla di un luogo dove ci sono case tutte uguali, fatte di un materiale che si chiama Tiki Taki, un materiale molto chip. Si trattava dunque di case popolari.

La canzone racconta che in queste case, tutte uguali, vivono persone tutte uguali.
Lo si può leggere in diverse chiavi.
Siamo tutti uguali e quindi tra di noi, pur essendo diversi, dottori, avvocati, operai, scrittori, alla fin fine abbiamo lo stesso e identico cielo sulle nostre teste?
Oppure siamo, al giorno d’oggi, talmente schiavi della nostra società, della routine, dei gesti sempre uguali, frenetici, veloci, frustranti, che abbiamo perso la nostra individualità immergendoci pienamente nella massa informe che ci stringe e ci tiene?
Sono punti di vista, c’è chi vede il bicchiere mezzo pieno, e chi vede il bicchiere mezzo vuoto, punti di vista.
Il bello dei punti di vista è che variano a seconda di un’infinità di fattori, anche nella stessa persona. Dipende tutto dal mood giornaliero, dallo stress, dal lavoro, dalla fortuna in amore, dall’amicizia e da milioni di altri piccoli fattori che messi insieme, inevitabilmente, influenzano il nostro modo di vedere le cose, di sentire. Ci influenzano.
I bipolari non hanno questo problema, probabilmente provano entrambi i punti di vista, negativo e positivo, solo in momenti diversi. Ovviamente scherzo. Derido me stesso.
Ci troviamo ancora nell’epoca del post-modernismo, in cui tutto è relativo, quindi avere una molteplicità di punti di vista, di sensazioni e poterle anche cambiare, di volta in volta, non è considerato contraddittorio, ma semplice aderenza alla corrente di pensiero attuale. Comodo no? Nessuno ha torto, nessuno ha ragione. Dipende.
Io però, ora, se ascolto questa canzone, penso che quelle persone, che vivono in piccole scatole di Tiki Taki, fanno una vita robotica, tornano nelle loro piccole scatole di Tiki Taki e fanno figli che poi mettono in altre scatole di Tiki Taki, riesco ad immaginare, unicamente, il Truman Show.
Non so perchè. Il paragone c’è ma non è evidente.
In ogni caso, nessuno potrà dirmi che ho torto, perchè…
Dipende.
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7 thoughts on “Little boxes

  1. Eppure a guardarle da fuori illuminate, queste case di Tiki Taki lasciano un barlume di speranza: che qualcuna, almeno qualcuna, racchiuda qualcosa di prezioso, che può proteggere, oltre che dal freddo, dall’eccesso di “normalità”. Bel post, capisco molto bene il senso di “truman show” che ci comunica l’uniformità del quotidiano, cui chi più chi meno, dobbiamo sottometterci tutti pena la non sopravvivenza.

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  2. Io dico sempre che osservare la vita di oggi, specie nelle grandi città, con adeguato distacco ci può far comprendere il livello di robotica follia a cui siamo giunti… Qui non è solo una questione di bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno caro Sergio, qui servirebbe qualcosa per un risveglio di coscienza… personalmente sono un ottimista, ma sul futuro di certa parte della società non credo di poter dire la stessa cosa… 🙂

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      1. molto vero… ma c’è da dire anche che quell’umanità non sta facendo molto per conquistarsela, la fiducia…anzi direi proprio il contrario. La colpa più grande che le attribuisco è semplicemente quella di non riuscire ad avere gli occhi aperti su quello che poche persone stanno facendo a tutti loro…

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  3. Io ho scoperto stamane che esistono case, mobili mi pare si chiamino, che costano pochissimo e non capisco perchè le persone si facciano un mutuo a vita e non scelgano invece una casetta del genere. O magari potrebbero anche fornirle ai senzatetto visto che costano meno di una casa di cemento. Io ho vissuto in un quartiere dove c’erano le case popolari e accanto quelle dei ricchi, e mamma mi diceva, non andare mai di là, che ti fanno del male. Ma non ho mai capito la differenza, visto che i ricchi poi facevano cose ben peggiori degli altri poveri.

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