L’amore da esibizione

Non avete la sensazione che l’amore, come si dice, ai tempi dei social network sia diventato soggetto di una continua e irrefrenabile voglia di esibizione, di esibire ed esibirsi?

Prendiamo ad esempio  facebook, giusto perchè si tratta del più diffuso social network in assoluto e chiunque mi legge in questo momento può capire di cosa sto parlando. L’uso smoderato che si fa della propria bacheca pubblica per diffondere, esibire, far conoscere a tutti, il proprio amore, i pensieri scambiati col proprio partner, le tenerezze, le coccole e a volte anche le dichiarazioni, non è solo un’inutilità ma una vera e propria messa in scena di sentimenti che si sviliscono il valore dell’amore stesso, facendolo diventare alla portata di tutti. Basterebbe usare la chat privata per comunicare, scambiare pensieri, opinioni, pareri e quant’altro.

Ma il fatto in sè è ben poco, ciò che sarebbe curioso e interessante da indagare è il perchè?
Qual è il bisogno che spinge un essere umano, si presuppone e spera, sano, a vendere così i propri sentimenti e ad esporli come se fossero merce da bancarella?
Ci sentiamo davvero così soli?
Realmente sentiamo il bisogno di essere apprezzati, invidiati, ammirati? Realmente mettere in mostra, così apertamente, tutto il nostro bagaglio di emozioni, esperienze, situazioni? Davvero ci sentiamo così piccoli se non possiamo fare ciò? Inutili, persi, smarriti…

Forse c’è bisogno, come per gli animali, di mettersi in mostra prima dell’accoppiamento e il social network è un po’ la nostra cresta da gallo. Forse semplicemente non si sa bene cosa sia l’amore (non che io lo sappia) e lo si scambia per una canzone da condividere, una citazione da leggere, un’immagine da linkare.
Forse non conosciamo il valore delle parole, dei sentimenti, dell’amore.

Svalutiamo l’amore, svalutiamo l’amicizia, svalutiamo i rapporti familiari.
Rendiamo tutto pubblico, prima le nostre identità ed ora la nostra interiorità.

Dov’è finita la privacy? Che poi, non si tratta nemmeno di privacy, non è quello il punto. Si tratta di domandarsi se siamo, effettivamente, ora, capaci di dare importanza alle manifestazioni reali di affetto, amore e simili.
Oppure oramai è tutto digitalizzato?

Ho scoperto, grazie a ciò che sto vivendo, che le relazioni hanno bisogno di essere esclusive, personali, intime. Ho scoperto che solo in questo modo si può davvero crescere, solo in questo modo si può dare la giusta importanza ad ogni piccolo passo,  ad ogni parola, ad ogni esperienza. Ho scoperto che mettendo tutto in mostra ciò che diamo a vedere è solo un’immagine ancora lucente di un sentimento completamente sbiadito incapace di esprimersi nella realtà.
Ho scoperto il valore dell’attesa, il piacere di poter dire “solo noi”, la bellezza di esser sicuro, pur non dovendolo dimostrare, di avere qualcuno accanto che davvero può apprezzare ciò che sono e che davvero, quasi segretamente mi sostiene, senza dover mettere manifesti, senza dover accendere i riflettori, senza essere social, finti, webizzati.

Ho scoperto il valore dell’amore, rendendolo mio, personale, nostro.
Solo mi chiedo se basti.
Le rivoluzioni cominciano dal basso, cambiando nel piccolo il nostro mondo, sperando poi d’instaurare un effetto a catena che possa cambiare gli altri.
Ma potrò mai avere la presunzione di fare qualcosa del genere?

Dunque torno nel mio angolo e continuo a cambiare il mio mondo, oggi con l’amore, domani con qualcos’altro.

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9 thoughts on “L’amore da esibizione

  1. Assolutamente d’accordo con te. Volenti o nolenti oggi ogni cosa passa per la rete, e purtroppo ciò sembra sfuggire di mano sempre più spesso. È la società dell’apparenza che ce lo impone. Ciò che conta è cosa fai, in quali locali vai, quanti amici hai, il selfie con qualsiasi cosa, la foto col bicchiere in mano, il regalo ricevuto,il piatto cucinato…
    È una società in cui apparire è più importante che essere.
    E dichiarando al mondo ogni avventura della giornata è un modo per non sentirsi inferiori, per mettersi in paro, per dire “ehi guarda non sono sfigato come sembra!”
    Si potrebbe parlare per ore di ciò, ma quello che mi chiedo io è..cosa c’è veramente dietro un selfie? Quanti Amici ci sono dietro quel numero di amici che ci segnala Facebook? Quanto realmente si è Visto di quel posto che si è pensato a fotografare centimetro per centimetro? Cosa c’e dietro la foto scattata al mare, per di più alle proprie gambe (!) con la scritta “finalmente relax” ? Per caso un senso di inferiorità..? Per caso solitudine..? Per caso noia..? Per caso invidia..?

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  2. complimenti per la riflessione; siccome io ho quasi 60 anni, posso raccontare che una certa voglia di «mettersi in mostra» è tipico da sempre dell’età giovanile, specie la prima adolescenza; ed è normale, perchè in quell’età della vita non ci si sente sicuri, si tenta di compensare la propria insicurezza facendosi vedere «forti» dai propri amici, dalla propria compagnia; ma oggi, nel tempo di facebook (dal quale sto volentierissimo alla larga) accadono due fattori nuovi: un mezzo potentissimo di espressione, troppo potente e facile comunicare (una volta al massimo attaccavi i poster in cameretta) e, altro fattore, l’adolescenza che non finisce mai, eterni ragazzi fino a 50 anni, una volta si diventava adulti presto (Napoleone a 29 anni aveva rivoltato l’Europa come un calzino, oggi a 29 anni uno è ancora un ragazzo da discoteca); ecco questo è il mio ragionamento, spero consono alla tua bella ed eticamente giusta riflessione; a rileggerti

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  3. Tutto molto interessante e ritengo che tu abbia completamente ragione… Oggi, pare che non solo i sentimenti, ma come dici tu, è la nostra stessa intimità che viene messa in “piazza”. Una volta succedeva con il pettegolezzo ed ora sono le stesse persone interessate che vogliono, pare, mettersi sulla bocca di tutti. A me vengono sempre in mente la parole di Andy Warhol, il quale disse che in un ipotetico futuro ognuno di noi avrebbe avuto i suoi 15 minuti di popolarità, ma ora, con l’avvento dei social-network, un altro artista: Banksy, gli ha risposto dicendo che in un ipotetico futuro, chissà se ognuno di noi avrà i suoi 15 minuti di anonimato? Il problema è sempre il sistema che ci vuole controllare, e ha vinto Lui, perché il Grande Fratello di orwelliana memoria (non quello “bordelliano” di oggi) è ormai in tutte le nostre case, e inconsapevolmente, siamo proprio noi che lo manovriamo…
    Potrei andare avanti su questo tema, ma chi sta leggendo sa già dove voglio andare a finire e lo sappiamo tutti. Speriamo che vinca l’intelligenza… chissà !

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  4. Gentile Sergio, intanto ti volevo ringraziare per la tua iscrizione al mio blog, o salotto virtuale, che mi piace molto di più come definizione. Ti ringrazierò come faccio con tutti i nuovi amici anche su su di esso, pensando che siamo veramente in un salotto o in un circolo e quando una persona nuova entra, in genere gli si dà il benvenuto. In genere prepariamo u ncaffè,. un thè. mangiamo i pasticcini e la pizza ed in questo modo dò la possibilità anche ad altri di fare amicizia con il nuovo/a arrivato. Mi sembri un ragazzo molto serio, in gamba, che ama il mondo normale, se ancora ce n’è uno! Uno di quei ragazzi dalla faccia pulita, di quelli che piacciono a me, hai solo un anno in più di mio figlio e mi chiedo che cosa può averti interessato per averti indotto ad iscriverti da me! Per quanto riguarda il tuo articolo lo trovo il linea con il mio modo di pensare: oggi sentiamo tutti troppo la solitudine, anche se abbiamo famiglia e figli. Ci sono in giro troppe attrattive in ogni settore, siamo saturi e colmi di tutto ed il tutto come sappiamo stroppia. Ciò ha contribuito sicuramente a denudarci sul patibolo del mondo, ad esibire parti di noi che sarebbe molto meglio tenere solo per noi. Siamo dentro ad un meccanismo perverso, questo mondo tecnologico che ci spinge a rifugiarci dentro ad esso come se fosse un compagno di giochi sempre pronto ad accoglierci, ad ascoltarci, a confortarci. Anche se esso è muto e freddo come solo un monitor ed una tastiera sann oessere. Siamo noi, adulti quasi nonni, giovani, ragazzi, bambini e mamme, non importa credo l’età! Noi eterni adolescenti che c’illudiamo del contrario, svilendo poi tutto come dici tu e mettendo in piazza “i panni sporchi da lavare solo in casa”. Una volta c’era il passaparola, le chiacchiere al bar mentre tra una briscola ed un bicchiere di Lambrusco si raccontava di quella che avevano trovato in un fienile abbarbicata sul marito della sua migliore amica. Non c’erano i selfie e Facebook ,dai quali io sto lontana come fossero persone con Ebola o AIDS (parlo dei sistemi tecnologici non delle persone ivi iscritte..), non ac’era ancora la TV, ma Coppi e la Dama Bianca esistevano e lei fu mandata anche in galera per aver tradito il marito. pensa si faceva del “sessismo” anche allora edelle differenze, ma nulla è variato! Esistevano però ma gli sguardi, le parole, il pedinamento, le lettere anonime, i segreti detti alla migliore amica ma passati di bocca in bocca, c’erano i tradimenti uguali ad oggi e i ricongiungimenti. Si facevano (sovente) matrimoni per interesse ed i preti pedofili abusavano dei ragazzini, sporcandoli in modo tremendo e facendo loro un male psicologico e fisico che si portavano dietro per tutta la vita. Come oggi, sol oche oggi finalmente rendono pubblico questo fattaccio, oggi sappiamo con dovizia di particolari ed in questo caso i mass media servono a qualcosa. Tutto credimi uguale ad oggi, forse ancora più di oggi ma noi esattamente non lo sapremo mai. Quelle orge nel Varticano, mafia, droga e bordelli…. Non c’era il modo di diffonderlo capillarmente come oggi che in un secondo sai tutto di tutti, è uno svendere le proprie anime e le proprie personalità. Ci sarebbe da parlare a lungo di questa cosa, dovremmo tornare alle lettere scritte a mano, alle telefonate con la voce, a suoanre il campanello invece di mandare una mail, dovremmo tornare ai biglietti d’auguri e a tanti altri valori che sono sepolti sotto metri e metri di Sms, facebook, ed altre diavolerie. nel mio salotto parlo molto di questo argomento d’attualità, soprattutto in due ultimi articoli dal titolo”Giovani adolescenti 2.0, genitori e figli, L’altro è”Sindrome da Wi Fi parte seconda. Se hai voglai e tempo dai uno sguardo e fammi sapere che cosa ne pensi! Onorata per averti come nuovo compagno di viaggio, buon sabato pomeriggio! Fabiana Schianchi.

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    1. Guarderò sicuramente, anche se il mio pensiero è un pochino diverso: non intendo tornare indietro, ciò che abbiamo ora è conseguenza di ciò che abbiamo voluto, e per me, come in amore, non si torna mai indietro. Vorrei solo che ci fosse più coerenza, più eleganza, più intimità. Vorrei solo che si facesse buon uso degli strumenti a nostra disposizione.

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  5. Dovremmo usare quindi buon senso ed intelligenza, cosa non usuale di questi tempi. In quanto all’amore che non si torni indietro ne riparliamo:mio marito dopo il prim otentativo di soli due mesi, rivelatosi fallimentare per entrambi, stette due anni in religioso silenzio. Lui fece la sua vita ed io la mia, due anni dopo quei famosi due anni di allontanamento iniziammo a ri frequentarci, eravamo cambiati entrambi. Oggi anno 2015, sono undici anni che siamo sposati ed abbiamo una bambina fantastica di dieci! Nella vita mai dire mai! A presto, fabiana.

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  6. Sono d’accordo con te. Oggi tutto fa spettacolo e tutti vogliamo (vogliono) essere protagonisti. A tutti interessa “apparire” e non “essere”, e quelli che, come noi, la pensano al contrario vengono additati con il “sarà un fake” o “avrà qualcosa da nascondere”.
    Il pudore dei sentimenti, in quest’era, è svanito in … trash .

    Bel blog, io resto con voi.
    Ci si rilegge …
    (prendo spunto da questo tuo articolo, per raccontare, sul blog, la mia esperienza. Naturalmente ti linkerò).

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