L’eco delle parole non muore mai

Non voglio soffermarmi in maniera politica sull’argomento, in realtà avrei voluto racchiudere il tutto in una sola frase, ma forse scrivere due righe in più non farà male.

A scuola mi parlavano di Giancarlo Siani, mia madre mi parlava di lui, in Clan si parlava della sua opera. Lo si faceva spesso, lo si faceva volentieri. Sicuramente lo si fa ancora.
A Napoli abbiamo avuto il nostro Falcone, il nostro Borsellino. In Campania l’eco di certe gesta, di certe parole, non smette mai di risuonare.
Ciò su cui volevo riflettere è altro: questo eco serve a qualcosa?
Quando la forza di queste parole soverchierà il rumore degli spari o peggio ancora del silenzio assordante che ci circonda?
Quanti altri anniversari dovranno trascorrere? Quanti altri Fortapàsc dovranno essere girati?
Non riesco a trovare una risposta a queste domande. Sono passati trent’anni e i passi avanti ci sono stati, ma troppo isolati, troppo deboli, mai uniti, mai sinergici.
Non riesco a trovare una risposta a queste domande, probabilmente c’è, forse lo stesso Siani me la sta suggerendo, ma non riesco a sentirla. Colpa dell’eco degli spari di quel giorno. Colpa degli spari di tutti i giorni.
Però un sussurro arriva, e quindi scrivo queste parole. Parole. Solo parole.
Capisco che le parole feriscono. Servono. Incredibile vero?
Le parole colpiscono.
In sottofondo, sommerso da tutto quel rumore, c’è un ronzio che dice “muovi il culo”.
Mi accorgo di doverlo muovere, in qualsiasi modo, almeno un po’. Ci sto provando.
A scuola e in famiglia mi parlavano di Giancarlo Siani, voglio passare il testimone.
Riusciremo a far emergere l’eco delle parole di giustizia di quel giornalista napoletano che dietro la fatica e l’amarezza di tante delusioni e lotte sapeva ancora sorridere.

Per ora l’eco delle parole di Siani risuona ancora per le strade, per i vicoli, tra le bocche. Solo che si tratta di un eco muto.
Gli daremo voce, prima o poi.

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2 thoughts on “L’eco delle parole non muore mai

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