Due cose su Moonrise Kingdom

Non sono qui per fare una critica al favoloso film di Wes Anderson, e non sono qui per giudicarne l’aspetto tecnico, morale o etico.
Voglio soltanto esprimere due opinioni, due piccoli pareri personali nati e stimolati in seguito alla visione del film.

“-Perché usi sempre il binocolo?
-Mi aiuta a vedere le cose da vicino anche se non sono molto distanti. Fingo che sia il mio potere magico.”

Questo minuscolo scambio di battute mi ha fatto riflettere e davvero molto. Quanto possiamo essere sterili al giorno d’oggi? Quanto possiamo essere bloccati, immobili? Intorno vedo soltanto persone che hanno abbandonato i loro sogni, che si corrompono, che si lasciano andare, persi e cambiati da una visione delle cose troppo cupa e meschina.
Vedo la stessa cosa accadere a me. Mi sembra di dubitare delle mie capacità. Mi sembra di dubitare nelle possibilità che il futuro riserva.
Non ti capita?
Nn vi capita?
Aridità. C’è tanta, troppa, aridità intorno, così tanta da far paura.
Quella frase, detta dalla piccola e splendida Suzy, mi ha dato la chiave di lettura, il motivo, per comprendere come mai il nostro animo diventa sempre più sabbioso. Non riusciamo a vedere più le cose con occhi giusti, sereni, speranzosi, intorno c’è solo foschia.
La domanda a cui non sono, però, riuscito ancora a rispondere è perchè non ci riusciamo.
Forse è colpa di ciò che ci accade intorno, forse è la sfiducia nel prossimo, nel mondo, nelle cose che questi tempi, che questi anni zero, ci hanno regalato. Forse è la nostra incapacità di saper fare buon viso a cattivo gioco, di sorridere, di sperare, di sognare ancora e lasciare che quei sogni come fuoco inestinguibile divampino.
Invece restano braci che covano sotto la terra, lente, per sempre.
Ci vorrebbe un binocolo che ci permettesse di guardare meglio le cose, anche se sono lontane, anche se si trovano in mezzo alla foschia, anche se sono irraggiungibili.
Un binocolo, le cui lenti riflettano la luce del sole su quelle braci alimentando il loro fuoco.

“Siamo innamorati. Vogliamo solo stare assieme. Cosa c’è di sbagliato in questo?”

Riflessione di diverso tipo, raggiunta per analogie, è sorta nella mia mente dopo aver sentito questa frase. Scrivo. Scrivo da oramai 7 anni, lo faccio seriamente da circa 3. Scrivo di cose particolari, di morti delle proprie personalità, di rimpianti, di scene cupe, di riflessioni, di teoria. Scrivo, però, anche di donne e di amori. Di quelli sognati non dalle bambine che aspettano il principe azzurro, ma dalle persone che vogliono un’avventura che duri tutta la vita. Scrivo non di fidanzati ma di compagni. Scrivo di persone che voglio condividersi e che escono fuori dai comuni canoni e che per questo vengono emarginate, viste con sguardo torvo e giudice. Scrivo di persone che vogliono solo stare assieme. Cosa c’è di sbagliato?
L’amore nel mondo della narrativa è completamente sottovalutato. Secondo alcuni dovrei smettere.
Invece continuo. Vi dirò di più: provo a rendere reale ciò che scrivo. Ci provo, davvero.
E con questo concludo.
Ringraziando Wes Anderson.

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