Le poche, ma eterne, cose che mi ha insegnato Nanni Moretti

Oggi 19 Agosto è il compleanno di Nanni Moretti, uno dei registi più geniali del nostro secolo e tutto italiano. Intellettuale di sinistra, regista, attore: un uomo di cultura, ma del tipo che, almeno a prima vista, dà l’impressione di una certa boria e superbia.
Ma questo è il personaggio e non voglio spendere troppe parole per qualcosa che non conosco profondamente. Ciò di cui voglio parlare è tutt’altro: i tre insegnamenti fondamentali che ho appreso dai suoi film. Sì, m’interessa parlare dei suoi film.
Ho iniziato a vedere l’intera filmografia di Moretti circa un anno fa, ed ora con “Io sono un autarchico” posso dire di averla completata, proprio oggi nel giorno del suo compleanno.
I suoi film mi hanno insegnato fondamentalmente tre cose, e no, non sto parlando d’insegnamenti politici, non nel senso stretto della parola almeno.
La prima cosa che ho appreso dai suoi film è una sorta di regola fondamentale: “L’anti-comformismo non è altro che il comformismo più becero”. Facile da apprendere osservando film come “Io sono un autarchico” oppure “Ecce Bombo”. Quando l’intellettuale si distacca dal mondo perché si sente troppo oppresso dalla mediocrità dello stesso e dal suo pochismo, non fa altro che diventare, in realtà, parte di quel mondo non riuscendo affatto a distinguersi, ma anzi mescolandosi. L’intellettuale non ha il diritto di sparire, ma il dovere di agire.
Il secondo insegnamento l’ho appreso grazie ad uno dei suoi film più famosi: “Il Caimano”; ma anche da “Palombella rossa” e in “Aprile”. Ovvero: “Non bisogna mai aver paura di mostrare con i propri mezzi ciò che si pensa e ciò in cui si crede”.

Parafrasando Voltaire ognuno è libero di esprimere le proprie idee, solo che al giorno d’oggi non si esprimono perché non esistono più persone come il pensatore francese in grado di accettare le idee altrui, pur non condividendole. In questo modo, la libera espressione si estremizza, diventando silenzio stampa, o parola eccessiva priva di fondamento e ancora più soggetta a critiche e duri colpi. Il giusto mezzo, forse, sta nell’esprimersi, con umiltà e dignità ma con forza risoluta. Sempre.
Il terzo è ultimo insegnamento è di tipo più tecnico: “Non esistono regole precise per far del buon cinema, o qualsiasi altro buon lavoro, basta saperlo fare.”
Film quasi atipici come “La stanza del figlio”, “La messa è finita”, l’ultimo “Mia madre”, ma in generale tutta la filmografia di Nanni, incentrata spesso sull’arte, il teatro e il cinema, mi hanno spinto a credere che se le cose sono fatte bene, con passione e impegno, non importa quanto esse siano eccentriche, funzioneranno sicuramente.
Quindi concludendo devo dire che sono enormemente in debito con Nanni Moretti e i suoi film. Non mi resta dunque che fargli i miei migliori auguri e consigliare a tutti voi la visione completa di tutti i suoi lavori.

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