Personalità: Il culo

-Hey, hey idiota. Alza la testa, muoviti. La vedi quella lì? Sì, quella avanti a te, quella di spalle. Hai visto che culo?
-Dai X smettila, quando la finirai di fare il porco? Ogni volta che siamo in treno o in un luogo affollato è sempre la stessa storia…
-Scusa tanto J, almeno io ho qualche interesse, cerco di evitare di pensare alla puzza nauseabonda che c’è qui dentro. Diamine, di primo mattino e già puzzano di sudore, questi schifosi.
-X datti un po’ di contegno, non voglio avere problemi.
-Sì, tranquillo, tranquillo. Nessuno ci sente. Comunque ha proprio un bel culo, una toccata glie la farei. Non sei d’accordo T?
-Ragazzi non vorrei dirvelo, ma io quel culo lo riconosco. J non ti sei accorto a chi appartiene?
-Cavolo X, T ha ragione è lei. Aveva un’aria familiare…
-Allora lo hai guardato, vecchio maiale. Lo sapevo che sotto sotto ci avresti buttato l’occhio. Comunque sarà pure il suo ma a noi che importa? Non è più un problema no? Però adesso lo sfizio di toccarlo non c’è più, è qualcosa di già conosciuto. Che noia.
-X fai veramente schifo. Come puoi pensare una cosa del genere dopo tutto quello che c’è stato con lei? Dopo tutto quello che tu, io, T, abbiamo passato con lei?
-Ma che dici stronzo! Il passato è passato, ora lei è solo un culo. Niente più. T, ho ragione? Dillo a questo idiota.
-Non sono completamente d’accordo però in parte ha ragione: è il passato. Non ci riguarda più.
-Certo che però ha un bel culo, lo ha sempre avuto.
-Diamine X, se non la smetti…
-Se non la smetto cosa? Cosa fai J? Sei un po’ geloso? Quel culo tu non lo hai mai toccato, non lo hai mai preso tra le mani e lo hai stretto! Oh che sensazione al tatto. Così morbido, così liscio. Sembrava fatto di seta, fottuta seta. Che scopate. Quando la prendevi da dietro l’unica cosa che vedevi era quel culo. Le piaceva molto in quella posizione. Sì, che scopate. Mi si sta quasi drizzando al solo pensiero.
-Fai schifo X… Davvero…
-Faccio schifo? Ma per piacere. Avresti voluto essere tu a fotterti quelle due natiche stupende, avresti voluto essere tu a prenderle a schiaffi. Ti dirò, quando stava lei sopra era un piacere colpirla. E lei urlava di piacere, godeva! Quel culo l’ho fatto mio più volte, è roba già conosciuta per me. Tu invece quel sedere lo hai saputo solo leccare, ovviamente metaforicamente parlando. Perdente.
-T, digli qualcosa, io…
-Ha ragione X, tu le hai sempre e solo leccato il culo. Lo sappiamo tutti e tre, non hai fatto  altro.
-E va bene lo so, è sempre stato così. Ma io non sono uno zotico come X, e non sono come te. Io ho un’altra anima, un’altra visione delle cose. Io dovevo essere al suo servizio, pronto ad esaudire ogni suo desiderio perché è così che si ama.
-Fammi capire perdente, per amare bisogna annullarsi? Come hai fatto tu? Diventare una nullità? Ma fammi il piacere.
-Per amare bisogna fare sacrifici, ma non di questo tipo. Ha ragione X, ti sei annullato J, ti sei perso a furia di assecondarla, a furia di baciarle, sempre metaforicamente parlando, il culo. Non hai mai avuto la tua rivalsa. Sei ancora troppo preso.
-Forse sarà anche così. Forse hai ragione, avete ragione. Però… Non potevo fare altro… Lei… Io… L’amavo così tanto… La amo ancora così tanto… Abbandonarla è stata la cosa più difficile della mia vita… E… E poi che cosa hai da dirmi tu? Come fai a rimanere così impassibile? Non provi niente per lei? Maledetto. Parla T.
-Io le avevo già dato le spalle fin dal primo momento. Non sono mai stato ammaliato da lei, dal suo fascino, dal suo cervello, dal suo corpo, ne tantomeno da quel culo. Per me era una copertura, solo quello. Non ho mai avuto nessun tipo di desiderio nei suoi confronti, non ho mai nemmeno per un istante avuto il pensiero di sfiorare le sue gambe, le sue labbra con le dita o di prenderle il sedere tra le mani. Non le ho mai sfiorato l’anima, e se mai ho compiuto uno di questi gesti è stata pura finzione, pura abitudine, per evitare di essere scoperto. Per impedire che la mia copertura saltasse quando non mi era comodo. Per me era semplice routine. Non l’ho mai davvero amata e facendo così l’ho distrutta. L’ho resa brutta, ingestibile, nervosa, arrabbiata; lei chiedeva solo il mio amore e io non le ho mai dato nulla. Lei voleva solo che avessi occhi per lei, ma guardavo oltre, ero troppo impegnato a guardare in là. Agli affari miei, ai miei voli mentali. Non l’ho mai accontentata, e per questo motivo lei è sparita. Scappata. Per me non è stato un grosso problema. L’importante è che da fuori sia sembrato io quello ferito e sensibile.
-Sei peggio di X, un mostro.
-Già sei peggio di me. Fai davvero schifo.
-Beh, sarà, poco importa. In ogni caso ognuno di noi ha avuto a che fare in qualche modo con lei e con il suo culo. L’eros, la sottomissione e il menefreghismo: tre vertici di un unico triangolo. Ognuno di noi ha aperto e chiuso qualcosa con lei, ma ora è passato.
-Hey, scusatemi. Ero qui vicino, e sì, ho ascoltato tutto il vostro discorso. No, non fate quelle facce, non siate imbarazzati. Non ho nulla da rimproverarvi. In realtà non avrei voluto ascoltare le vostre parole, ma mi sono arrivate di sfuggita alle orecchie e il tema ha attirato la mia attenzione. In realtà non il tema, quanto il soggetto. Oh, ma che maleducato, non mi sono presentato. Io sono P, piacere. Dicevo il soggetto. Ah sì, è stato il soggetto, il culo. Quel culo. Il culo di quella ragazza. Lo conosco anche io. Ho avuto a che fare con lei, e con il suo sedere proprio come voi. In realtà, lei ha avuto a che fare molto più col mio che io col suo.
-In che senso scusa?
-Nel senso che credevo di prenderla per il culo, di farmi quel culo, di essere assuefatto e schiavo di quel culo, di amarlo, di volerlo per sempre, di esserne padrone. Provavo tutti i sentimenti che avete provato voi nei suoi confronti e forse anche di più, ma alla fine mi sbagliavo. Io non avevo il potere, né il controllo su nulla, e ogni cosa che provavo non era reale, ma solo una mia convinzione, una mia illusione.
-Come sarebbe?
-Sarebbe che non ero io il più forte o il più astuto tra i due, ma lei. Significa che mi ha preso per il culo per tutto il tempo, fin dall’inizio permettendomi di credere tutto ciò per poi usarmi, rigirarmi, illudermi e infine abbandonarmi a suo piacimento. Un burattino nelle sue mani, inerme, inutile. Sì, mi ha preso per il culo. È andata così… Ma cosa vi prende? Perché quelle facce? Non parlate? Avete perso la parola? In fondo, adesso, è solo un culo… O no?

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