Recensione di Un’Ucronìa a cura della Prof.ssa Maria Sorrentino

Il giovane scrittore di “Un’Ucronìa” Sergio Mario Ottaiano, rivela subito in questo primo lavoro, quella profondità di scoprire e quella capacità di indagare nei meandri più profondi dell’animo, ad un livello davvero non comune.
L’autore sin dalle prime righe prende per mano il lettore e lo conduce con sé in una serie di avventure dello spirito: “ogni volta viaggio nella barca dei miei pensieri spinto dalle vele del rimpianto con la consapevolezza che nulla cambierà anche se immagino percorsi differenti. Ma immaginare è sia la condanna sia l’unica fonte di gioia che mi resta”.
Vi è un susseguirsi di profonde riflessioni: “Nessuna azione si compie senza conseguenza”, “Mediocrità è il credo della mia generazione” e di immagini icastiche: “Gli amici: indossatori di maschere coperte di falsità” o ancora “ogni frase scritta messa insieme con gran fatica, adesso sembra un graffio sul foglio”. Ottaiano esprime una visione forte della vita: “Desiderare, volere, ambire, sono necessità forti come l’ossigeno, farne a meno vuol dire morire lentamente. Farne a meno vuol dire dividere la propria anima, farla a pezzi e calpestarla con violenza”.
Questo lavoro, dopo momenti di ansiosa ricerca si chiude con una bella nota di luminosa ariosità: “sono molti i fogli innanzi a me scritti con calma in questa notte di fantasia, perfetti nell’ordine generale, armoniosi nella loro semplicità e bellezza” e “chissà cosa sarebbe accaduto se avessi lasciato il timone in balia delle onde e non lo avessi afferrato con forza dirigendo la mia barca nella giusta direzione”.
Sergio Mario Ottaiano offre anche perle di straordinaria saggezza, insolite nel pensiero di un giovane ventenne: “l’orgoglio è terribile, non è altro che un concentrato di sofferenza travestito da gioia passeggera… certro potremmo anche aver ragione mille e mille volte ancora, ma alla fine a che serve?… Essere nel giusto non serve soprattutto se costa sacrifici, soprattutto se il prezzo da pagare è la fine di un legame” ancora “Ciò che è stato appare sempre come un luogo più sicuro, un posto meraviglioso in cui possiamo lasciar vagare la mente… stolti!… non fuggite dal futuro, andate sempre avanti, senza mai voltarvi… La luce anche se fioca e in lontananza è innanzi a voi, seguitela sempre”.
Una storia difficile come il viaggio della formazione nel “grande oceano profondo” per dirla come l’autore, è reso con raro equilibrio formale, con perizia stilistica, ricercatezza e precisione lessicali. Anche quando il discorso si fa più intimo, più segreto, il linguaggio rimane sempre denso, pulito, equilibrato lasciando al lettore il piacevole gesto della lettura.

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